Cantone litiga con l’Anm: «Fa politica. Sto meditando di andarmene»

«Sono rimasto perplesso dalle critiche arrivate dall’Anm, come un pugile che ha avuto un pugno e non si è ripreso e volevo anche fare un gesto eclatante: uscire dall’Anm. Ci sto riflettendo, perché l’Anm è anche casa mia. Io non ho mai fatto politica e sono sempre stato indipendente». Parole e musica di Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità anticorruzione.  Per capire la clamorosa sortita del più apprezzato e famoso magistrato italiano occorre fare un piccolo passo indietro e tornare al congresso dell’Anm di Bari di qualche giorno fa, lo stesso in cui il presidente dell’Anm Rodolfo Sabelli aveva accusato il governo Renzi di «delegittimare» il lavoro dei giudici.

Il capo dell’Anac risentito per le parole del pm Carbone

Ma non è stato questo l’intervento che ha fatto scattare in Cantone il dubbio della sua permanenza nell’Anm. Sabelli non c’entra. C’entra invece Maurizio Carbone, che del sindacato delle toghe è il segretario. Carbone, pm a Taranto, aveva difeso l’Anm da precedenti dichiarazioni di Cantone molto polemiche sul correntismo imperante negli organismi associativi sostenendo che questo tipo di accuse non possono venire da «chi ha scelto vie diverse». Argomento «avvocatesco» è stata la prima reazione di Cantone, che poi ha aggiunto: «Ho letto e riletto  le dichiarazioni del segretario dell’Anm e mi hanno lasciato molto perplesso. E volevo fare un gesto immediato ed eclatante: uscire dall’Anm. Dopo ci ho riflettuto e ci voglio riflettere, perché l’Anm è la mia casa. Mi sono iscritto all’Anm il giorno dopo essere entrato in magistratura, perché dovrei uscirne? Però – ha detto ancora – vorrei porre un problema. Io ho seguito molto distrattamente il congresso di Bari, ma queste critiche mi hanno fatto molto male. Perché il segretario, da quello che ho letto sui giornali perché non ho avuto altre fonti, dice sostanzialmente che io ho fatto un attacco al correntismo e che quest’attacco non può venire da chi ha scelto vie diverse».

Sabelli: «Cantone rifletta sul valore dell’Anm»

L’accusa implicita di aver abbandonato la magistratura per accettare un incarico politico – la stessa, per inciso, lanciata contro Giovani Falcone quando accettò l’incarico offertogli dal guardasigilli Claudio Martelli di direttore degli Affari Penali del ministero – punge sul vivo Cantone, che risponde per le rime: «Ora, a parte il fatto che all’interno della magistratura c’è gente che fa politica e continua a fare politica – ha infatti sottolineato – io non ho mai fatto politica nella mia vita, sono stato nominato con l’unanimità del Parlamento, rivendico la mia indipendenza ogni giorno e credo di essere indipendente al pari di quando ero in magistratura. In questo periodo posso garantire di aver avuto un’indipendenza persino maggiore: nessuno mi chiesto di dire o di fare una cosa, nessuno». La replica di Sabelli non si fa attendere: «Cantone deciderà liberamente se andare via o se restare nell’Anm ma spero che in questa valutazione egli rifletta sul valore dell’Anm e sull’azione che da sempre noi portiamo avanti a tutela dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura e a difesa della legalità».