Bombardiamo l’Isis? Sì, no, forse: Pinotti e Gentiloni come Totò e Peppino…

«Noio volevam savuar, per andare dove vogliamo andare a bombardare l’isis, per dove dobbiamo andare?», avrebbero chiesto Totò e Peppino al vigile milanese incredulo. Un po’ quello che accade a chi prova a chiedere ai ministri Pinotti e Gentiloni se l’Italia sta per iniziare azioni di guerra. Sì, no, forse: e pensare che l’operazione della Nato sulla Siria si chiama “determinazione assoluta…”. Una cosa almeno è certa: è sul tavolo l’ipotesi che i Tornado italiano bombardino le postazioni dell’Islamic State in Iraq. Ma, ipocritamente, non si può dire apertamente. La cosa va valutata “assieme agli alleati” e, comunque, un’eventuale decisione “dovrà passare dal Parlamento”. «È scontato – ha detto il ministro della Difera Roberta Pinotti davanti alle commissioni esteri e difesa di Camera e Senato – che il governo riferirà al Parlamento qualora l’ipotesi diventasse realtà». «Stiamo valutando possibili, ulteriori ruoli per l’utilizzo dei velivoli in teatro – prosegue il titolare della Difesa – ma non c’è nulla di deciso». «Una cosa è certa – aggiunge il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni – l’Italia non ha preso nuove decisioni sull’utilizzo dei nostri aerei e, se dovesse prenderle, il governo non lo farebbe di nascosto ma coinvolgerebbe, come è ovvio e doveroso, il Parlamento». Insomma, non si capisce niente: il governo valuta possibili azioni dei nostri caccia, ma per fare cosa? Dove? Quando? Il Capo dello Stato che ne sa? Che significa “un nuovo ruolo dei caccia”?

L’Isis aspetta il nostro Parlamento…

E in attesa di capire come evolverà la vicenda, un primo faccia a faccia con il principale alleato della coalizione c’è stato a Sigonella tra il ministro della Difesa, Roberta Pinotti ed il capo del Pentagono, Ash Carter. Del resti, che caccia italiani bombardino nell’ambito di missioni internazionali non sarebbe una novità. È già accaduto negli anni scorsi in Libia, in Afghanistan, in Kosovo, nel Golfo Persico. Il Corriere della Sera di ieri indicava che le missioni di bombardamento contro l’Isis partiranno nelle prossime ore. Serve comunque un passaggio parlamentare per dare il via alla missione “offensiva” e comunque, una volta dato l’ok, ci vorrà del tempo per riconfigurare e dotare degli armamenti adeguati i 4 Tornado attualmente dispiegati in versione Ids (per la ricognizione e la sorveglianza, dunque senza bombe) nella base del Kuwait nell’ambito dell’operazione “Inherent resolve” contro l’Isis. Da tempo Washington pressa gli alleati per ottenere un maggiore impegno operativo nella coalizione che sta contrastando il Califfato in Siria ed i Iraq, senza tuttavia ottenere i risultati sperati. L’Italia impiega 530 militari, 2 aerei senza pilota Predator e un velivolo da rifornimento in volo KC 767, oltre ai 4 Tornado. Ad Erbil (nel Kurdistan) e a Baghdad, inoltre, gli italiani stanno addestrando le forze di sicurezza curde (peshmerga). Ora potrebbe esserci la richiesta di un salto di qualità: raid dei caccia italiani contro obiettivi mirati in modo da supportare in maniera più decisa la resistenza dei peshmerga.