Boldrini mortifica la rassegna libraria della Camera. Così la sinistra ama la cultura?

E poi dicono che la sinistra ama la cultura. Nei giorni scorsi si è svolta un’edizione molto light (la settima) de Il Volume della Democrazia- Giornata  del Libro politico a Montecitorio , manifestazione ideata e inaugurata nel 2009 con la Presidenza della Camera di Gianfranco Fini ed “ereditata” da Laura Boldrini. La manifestazione è stata concepita a suo tempo per dare vita a qualcosa di unico nel panorama politico e istituzionale. Per due (e in un’edizione anche tre) giorni Palazzo Montecitorio ha aperto le porte ai cittadini, che hanno potuto seguire tavole rotonde e visitare una rassegna libraria allestita nella Sala della Regina sul tema della  cultura politica nelle sue varie declinazioni. Negli anni passati l’istituzione Camera ha potuto lanciare un messaggio in controtendenza rispetto all’ ondata qualunquista e grillina di delegittimazione della politica, ricordando a tutti che la politica nasce innanzi tutto dalle idee e dal loro confronto. La manifestazione, annota l’agenzia Il cicalino, «rappresentava un momento  di sacra riabilitazione della democrazia,  strappata all’insultificio quotidiano, allo squallore del politichese, alla litigiosità contingente».

Tutto ciò appartiene al passato. Con la presidenza Boldrini è cominciato il ridimensionamento della manifestazione, fino alla mortificante edizione del 2015. L’iniziativa si svolge ora in un giorno solo (dalle “Giornate” siamo passati alla “Giornata”). Via la rassegna libraria da Montecitorio. Una parte delle tavole rotonde è stata “esternalizzata” nelle librerie vicine al Palazzo. E, ciliegina sulla torta, la Boldrini non ha neanche partecipato all’inaugurazione della manifestazione. Insomma, un vero pianto. Evidentemente la Boldrini non è interessata a questa iniziativa perché tale manifestazione non è stata concepita da un presidente della Camera di sinistra, ma da uno di destra, Fini appunto. Evidentemente c’è anche il fatto che la massiccia presenza di grillini al Parlamento non ha certo favorito il profilo culturale della comunicazione istituzionale. Evidentemente, infine, l’attenzione della sinistra per la cultura è più un mito che una realtà. O, per meglio dire, era una realtà quando gli intellettuali servivano effettivamente alla causa “rivoluzionare” e al consenso per il partito. Ma, ora, nel tempo di Matteo Renzi e Beppe Grillo, la cultura può anche tornare in soffitta.