Assemblea Fondazione An: tutti gli interventi della mattina

Questi gli interventi della mattinata dell’assemblea della Fondazione di Alleanza nazionale in svolgimento all’hotel Midas di Roma, prima delle votazioni definitive. Il presidente della Fondazione An Franco Mugnai, che ha invitato l’assemblea a dedicare un toccante momento di raccoglimento in memoria di Donato Lamorte, ha moderato gli interventi, in un’atmosfera particolarmente appassionata.

Giovanni Donzelli ha presentato in questi termini la mozione Fondazione per l’Italia. “Una mozione per riaggregare la destra diffusa che è presente nel Paese. Vogliamo dare un futuro all’Italia con le persone giuste, che hanno l’orgoglio della propria storia e della propria tradizione. Sono stati fatti vari tentativi per cercare una posizione unitaria. Non c’è da parte di FdI l’intenzione di voler essere l’unico soggetto a voler rappresentare la destra. Partiamo, però, dalla premessa che Fratelli d’Italia è l’unico partito presente nelle sedi istituzionali a rappresentare la destra italiana. Chiediamo quindi alla Fondazione di dare la scintilla. FdI è disponibile a mettere da parte tutto: siamo disponibili a un congresso aperto, dove le regole saranno scritte da tutti. Un congresso per decidere tutto: nome, simbolo e politica da attuare. La linea che vincerà in quel congresso sarà quella di tutti. La Fondazione dia la scintilla. FdI è disponibile a fare due passi indietro, per farne in futuro cinque avanti. Ma raccogliamo un milione di voti, siamo l’unico partito in parlamento a rappresentare la destra. Questo è un dato che va tenuto presente. Siamo consapevoli che c’è un parere pro veritate, che a prescindere dai desideri di ciascuno di noi non è possibile votare una trasformazione della Fondazione in partito. In questa mozione si possono riconoscere tutti. Fondazione che deve democratizzarsi. Bisogna prevedere delle modifiche allo statuto. Ignazio La Russa ha provato fino a stamattina alle 6 a trovare una mediazione. Non ci siamo riusciti. Qualcuno non è d’accordo. Preferisce costruire sulle macerie, forse perché quelle macerie le aveva create. Noi siamo disponibili a rinunciare a tutto per costruire la destra dei prossimi anni.

Nel suo intervento contro la mozione, Antonio Tisci ha evidenziato la positività di un’assemblea dove il dibattito è stato acceso e appassionato. La casa comune della destra non può che partire da questa fondazione. Qui abbiamo riprovato il gusto di fare politica. Voglio fare presente che prima d’ora già il progetto Officine per l’Italia, alla quale noi abbiamo aderito, non ha funzionato. Tengo pure a sottolineare che l’idea che io sia un colonnello e Gasparri, Alemanno, La Russa e Matteoli dei giovani, non mi sta bene. Questo è il posto dove ci troviamo tutti a casa. La diaspora della destra non l’abbiamo voluta noi, ma in questi giorni si sono ritrovati persone che sulla idealità diffusa, la pensano allo stesso modo. Costruiamo insieme qualcosa di nuovo, perché solo qualcosa di nuovo che possa essere quell’atto di amore che i nostri cittadini ci chiedono senza dover inseguire la felpa di Salvini.

Nel presentare la mozione dei quarantenni, Alessandro Urzì ha puntato sul “linguaggio della sincerità e del cuore”. Un appello alla libertà del voto di ciascuno, fuori dall’incardinamento di altre logiche. Non è un caso che la mozione dei quarantenni sia l’espressione di una comunità che è fuori da questa sala che chiede di riprenderci in mano il nostro destino. La mozione chiede una destra di governo, plurale, non relegata a ruolo di rappresentanza. La mia storia personale è quella di chi ha sempre cercato l’unità. La stessa mozione è di unità, come è possibile verificare dato che a firmare la mozione sono esponenti di FdI, Forza Italia, Ncd, gruppo misto. Noi facciamo sintesi di una volontà che è nei cuori di chi crede che ci sia una strada da costruire. Dietro c’è la sincerità di chi vuole riprendere in mano il proprio destino. Una politica che parte dal basso, non che parte dagli alti piani. Valutateci per quello che la mozione propone. Chiediamo un atto politico che guarda all’Italia, alternativa alla sinistra di governo. Un percorso politico che passa attraverso un’associazione che possa condurre a un congresso di fondazione di un nuovo partito politico. Senza gestori unici capaci di condizionare l’iter. Questo significa credere in una forza politica nuova. Non basta quello che qualcuno ha realizzato. Il patrimonio della fondazione? Si esclude la partecipazione economico-finanziaria della Fondazione ai processi statutari. Noi da questa fondazione dobbiamo trovare le ragioni per dare un segnale forte che sappia coinvolgere la nostra comunità. Sul simbolo vanno detto cose molto chiare: esso sia assegnato prioritariamente al nuovo soggetto politico, perché il simbolo è di tutti. Lo riassegniamo alla Fondazione e la Fondazione lo riassegnerà. Onore a Fratelli d’Italia, che rappresenta il 4%, ma noi vogliamo andare oltre quel 4%. Da domani dovremo essere al lavoro con tutti. Ci vediamo domani per costruire la nostra casa comune”.

L’intervento contrario è stato presentato da Ignazio La Russa: “Sento la preoccupazione che si stia lavorando per uscire più disgregati e rissosi da questa assemblea. Per quale ragione? E’ una diversa valutazione politica? Forse perché siamo in Parlamento. Nella mozione dei quarantenni La Russa ha registrato una forte ingenerosità nei suoi confronti”. Da qui un accenno polemico nei confronti degli esponenti che sostengono la mozione dei quarantenni. (seguono le vibrate proteste di Gianni Alemanno che chiede di non essere tirato in ballo, dato che, essendosi autosospeso non può controbattere). “Non è possibile non nominarti Gianni”, la replica di La Russa, che ribadisce l’impossibilità di impiegare i soldi della Fondazione per un nuovo partito. “Non ci sto a fare qualcosa che aggiri la legge. FdI ha tenuto in vita il simbolo di An che altrimenti era morto. La mozione dei quarantenni ha chiesto il 50% tra i rappresentanti di FdI e quelli che fanno riferimento ai quarantenni. Noi abbiamo 9 deputati. Oggi nella realtà del consenso italiano ritenete davvero di rappresentare l’altro 50%? Non ci sto alla frammentazione, non ci sto alla rissa, perché quello che mi preme, è uno sforzo non per stare nell’ombra e lanciare i giovani, io non ci sto alla frammentazione. L’ultimo invito l’ho fatto alle 4 di notte. Pensateci bene: con la nostra mozione, fondazione per l’Italia, di fare un congresso aperto con gente non di Fratelli d’Italia. Siamo ancora in tempo e tornare al testo che era condiviso. Se andremo a votare non ci saranno margini di trattativa”.

A sostegno della terza mozione, il suo primo firmatario, Nicola Bono.

“Superate le questioni sulla Fondazione, viviamo in un’Italia allo sbando e allo stremo. Il limite è di tutti i partiti, non solo a destra. Viviamo una profonda crisi del sistema partitocratico. L’Italicum ci porta a una modifica in senso autoritario del nostro sistema. Questa è la drammatica realtà del nostro Paese. Occorre quindi la presenza di un partito strutturato, l’uso del simbolo di An non sarebbe risolutivo. Abbiamo bisogno di un partito che non ripeta gli errori di An. Prima eravamo identificati per l’appartenenza, molto meno per il contenuto delle cose. Ora c’è bisogno di contenuti: dobbiamo prendere una linea e seguirla. La mia mozione viene a proporre il congelamento del simbolo all’interno di An. Che non sia assegnato a nessuno perché non diventi motivo di lotta. Si deve lavorare a un partito nuovo che la mozione dei quarantenni ha illustrato. I contenuti, le linee di indirizzo e i messaggi sono fondamentali. Sarà poi la costituente e il nuovo movimento a sviluppare un ragionamento diverso”.

Marco Scurria è intervenuto contro la mozione Bono e Zaccheo

“Possiamo dire ai nostri elettori che la destra è tornata, che la destra è unita? Quali sono i temi politici che volete sollevare dico ai quarantenni? Dove sta la mancanza di Fratelli d’Italia, dove sono le differenze di temi. Scusate se esistiamo, se abbiamo provato a mettere in piedi un nuovo partito. Qui c’è qualcuno che voleva andare con Monti. Non è che il passato non esista più. È impossibile rimettere in piedi i pezzi? Se così fosse, pensiamoci. Perché rischiamo di distruggere quello che volevamo conservare”.

Maurizio Gasparri è intervenuto per spiegare il ritiro della mozione

“Per senso di responsabilità escludo ogni argomento, ometto di parlare di macerie. La mozione di Valentino ha ottenuto i suoi risultati. Dicemmo che non si può fare della Fondazione un partito. Condivido gli scritti di Marcello Veneziani, quindi allegate al mio intervento i suoi scritti. La fondazione ha come finalità quello di diffondere i temi della destra, quindi, per fare un esempio dovrebbe realizzare, come ha fatto Veltroni su Berlinguer, un film su Almirante. Nel 1977 proprio qui al Midas tenemmo un congresso del Msi. Lo vorrei a ricordare a quei giovani che ci hanno contestato e che non sanno che cosa abbiamo passato. Il dibattito sulla politica di oggi lo facciamo in altre sedi. Stiamo assistendo a un matrimonio con le regole di un divorzio. Chi vuole rifare un partito alleato con Monti, lo può fare. Non con i soldi della Fondazione. Invito quindi a votare la mozione La Russa”.

Gianni Alemanno ha chiuso la serie di contributi alla discussione, intervenendo per motivi personali

“Avevo scelto di non parlare in questa assemblea, perché mi sono autosospeso. Mi scuso con Ignazio per la reazione, gli riconosco un grande sforzo per ricucire le varie posizione. Però, cari amici, c’è un punto che deve essere chiaro. Non ci si mette insieme se non c’è pari dignità. Riconosciamo FdI e il suo leader Giorgia Meloni, ma la vostra storia, come le nostre storie, vanno rispettate. Tutti insieme per costruire un nuovo grande partito”.