Arriva la Finanza in Campidoglio, sequestrate le note spese di Marino

Come promesso hanno atteso che Ignazio Marino formalizzasse le dimissioni e poi si sono presentati questa mattina, di buon ora. Un gruppetto di militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Roma hanno iniziato in mattinata ad acquisire tutta la documentazione relativa ai rimborsi spese dell’ormai ex-sindaco.
Con l’ingresso delle Fiamme Gialle al Campidoglio accelera l’inchiesta della Procura di Roma sulle spese effettuate da Ignazio Marino. Ieri il procuratore Giuseppe Pignatone, l’aggiunto Francesco Caporale e il sostituto Roberto Felici avevano firmato la delega affidata agli uomini del nucleo di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza di piazzale Clodio e da oggi, quindi, prende il via un’intensa attività istruttoria che sfocerà molto probabilmente nell’iscrizione del sindaco nel registro degli indagati con l’accusa di peculato.
Per il momento il fascicolo è sempre privo di ipotesi di reato ma nel momento in cui si trovassero riscontri all’ipotesi investigativa, Marino finirebbe automaticamente iscritto nel registro degli indagati per peculato.

50.000 euro al mese il plafond della carta di credito di Marino

Gli inquirenti vogliono, intanto, capire la ratio alla base della decisione di aumentare il già alto plafond della carta di credito di Marino che fu portato, a un certo punto, da 10 mila a 50 mila euro mensili come  massimale di spesa autorizzato per fini istituzionali. Vogliono capire perché fu deciso questo aumento e sulla base di quale considerazione. E, soprattutto, vogliono chiarire chi lo decise. Se fu lo stesso Ignazio Marino, come sembra probabile, o qualcun altro al suo posto, magari proprio su richiesta dello stesso Marino. In pratica il plafond fu quadruplicato e non se ne capisce il motivo. Ma, soprattutto, diventa un problema nel momento in cui si scopre che Marino ha mentito su almeno cinque rimborsi spese per pranzi e cene, per il momento.

La carta usata da Marino per fini personali e non istituzionali

Inquirenti e investigatori vogliono, poi, capire se siano stati effettuati pagamenti con la carta di credito del Comune per scopi diversi da quelli previsti. Questo è un nodo particolarmente delicato. Perché se è pur vero che Marino aveva quadruplicato il plafond per la carta di credito che gli era stata assegnata, doveva, comunque, rendicontare le spese relative e, soprattutto, dovevano essere spese per fini istituzionali, non certo personali come, invece, sta emergendo in questi giorni, per esempio per le cene e i pranzi con moglie e madre. Alcuni ristoratori, interpellati hanno espressamente detto che quei giorni in cui Marino era a cena o a pranzo da loro era con la famiglia o con la moglie. E questo è il secondo punto delicato sul quale Marino rischia l’incriminazione.

Sequestrata in Unicredit la lista movimenti della carta di Marino

Ma non è tutto qui. I magistrati hanno autorizzato gli investigatori delle Fiamme Gialle a sequestrare presso l’agenzia di Unicredit che rilasciò la famigerata carta di credito tutta la lista dei movimenti della carta stessa. Dall’esame analitico degli estratti conto sarà semplicissimo ricostruire tutte le spese effettuate da Marino con quella carta. Inoltre saranno sentiti come testimoni i titolari degli esercizi i cui scontrini dovessero risultare sospetti. I pm sperano di avere, entro sabato, un quadro chiaro della nota spese, delle fatture emesse e dei movimenti della carta di credito. I magistrati sono determinati nel ricostruire l’iter delle spese fatte da Marino e, contestualmente, i giustificativi dichiarati dall’ex-sindaco, giustificativi che, finora, sono stati puntualmente smentiti dagli interessati.

Convocati in Procura i presunti ospiti dei pranzi di Marino

Ma l’attività di acquisizione della documentazione in corso in queste ore da parte della Finanza in Campidoglio, in Unicredit e nei vari esercizi commerciali dove Marino ha presentato la sua carta di credito viaggerà parallelamente a tutta una serie di convocazioni e audizioni nei prossimi giorni. Ad essere convocati negli uffici di piazzale Clodio saranno, ad esempio, i titolari dei ristoranti dove l’ex-sindaco si è recato esibendo poi la sua carta di credito ma, anche, i commensali che, secondo quanto sostenuto da Marino, avrebbero partecipato come invitati ai pranzi e alle cene. E qui la situazione si fa difficilissima per Marino giacché molte delle persone indicate da Marino hanno già smentito di aver incontrato il sindaco: tra loro i rappresentanti della Comunità di Sant’Egidio, l’ambasciatore del Vietnam, uno scrittore e uomo alla Chiesa. Tutti hanno negato di aver mai mangiato assieme al primo cittadino.

Il Pd teme il voto d’aula: meglio che Marino non parli

Sul versante politico sono in molti a consigliare prudenza a Marino che vorrebbe togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Secondo alcuni quotidiani aveva anche minacciato di fare i nomi dei maggiorenti del Pd che gli avevano imposto alcune scelte sentendosi tradito. A Largo del Nazareno sono in molti a tremare. Soprattutto per il voto d’aula che Marino sarebbe intenzionato a chiedere. «Una volta che il sindaco si è volontariamente dimesso, non è più necessario un voto d’Aula, che sarebbe tra l’altro anche un momento di ulteriore drammatizzazione di una vicenda già di per sé abbastanza drammatica – suggerisce cautamente a Marino il vicesindaco di Roma Marco Causi – Se dovessi decidere io, francamente, eviterei ogni momento di ulteriore drammatizzazione. Dobbiamo invece lavorare affinché non ci sia neanche un’ora di discontinuità nel lavoro amministrativa, per la risoluzione dei problemi della città e per il Giubileo».

Rutelli: cantieri del Giubileo mai partiti, si rischia il caos

E a proposito del Giubileo l’ex-sindaco Rutelli affonda il coltello su Marino: con l’arrivo dei pellegrini, avverte, da dicembre in poi «si rischia il caos. I cantieri cittadini sono tutti da aprire. In una situazione così critica come l’attuale anche numeri meno grandi di quelli del 2000 possono creare problemi».
E mentre Renzi detta i tempi – «A Roma si vota nel 2016: a maggio, aprile o giugno. Se Marino conferma le dimissioni si vota quando prescrive la legge, nel 2016. Bisognerebbe che ci fosse un evento eccezionale per aspettare la fine del Giubileo, ad oggi non lo vedo» – Sel, che aveva fatto qualche giorno fa un’apertura a Marino dicendosi disponibile a continuare l’esperienza e offrendogli un assist all’ultimo minuto ora lo accusa di essere stato quasi complice del suo stesso omicidio politico da parte di Renzi.

Il complottismo di Sel: così Marino si è suicidato aiutato da Renzi

«A luglio si consuma un golpe – ricostruisce con aria complottista Gianluca Peciola, capogruppo Sel in Campidoglio – Il sindaco Marino compie la scelta politica di rinunciare all’anomalia di Roma escludendo Sel dalla maggioranza per imprimere una svolta renziana al governo della città. Vengono inseriti in Giunta, di fatto, due commissari che sono Causi ed Esposito. Renzi aveva già deciso a luglio. L’anomalia del centrosinistra romano viene messa all’angolo anche per responsabilità del Sindaco. La campagna stampa sensazionalistica di questi ultimi mesi è stata utilizzata per dare l’assalto finale a questa esperienza». Un complottismo noir che sembra non fare i conti con l’ingenua ossessione di Marino di barare sulle note spese, da quelle della Pittsburg University a quelle del Campidoglio.