Appello del Papa sulla famiglia: «È abbandonata, va sostenuta e difesa»

Il Papa, nella udienza generale, torna sul tema della famiglia con accenti preoccupati. La vita quotidiana di uomini e donne mostra che c’è “ovunque il bisogno di una robusta iniezione di spirito di famiglia; infatti lo stile dei rapporti civili, sociali, professionali, di cittadinanza, appare molto razionale, formale, organizzato, ma anche molto disidratato, arido, anonimo, diventa a volte insopportabile pur volendo esser inclusivo nelle sue forme”, “abbandona alla solitudine e allo scarto un numero sempre maggiore di persone. «Potremmo dire – ha aggiunto il Pontefice – che lo spirito familiare è una carta costituzionale per la Chiesa, così il cristianesimo deve apparire e così deve essere: “voi che un tempo eravate lontani non siete più stranieri né ospiti, ma concittadini dei santi di Dio”: la Chiesa è e deve essere la famiglia di Dio». Nella famiglia, ha spiegato, la Chiesa individua oggi “il senso storico della sua missione, incominciando da una attenta revisione di vita che riguarda se stessa”. Pur sapendo che la famiglia è fonte di convivenza sociale e rende il mondo più abitabile, sostiene Papa Francesco,  “non si dà alla famiglia il sostegno nella organizzazione politica e sociale”. “Non solo non ha riconoscimento adeguato, ma non genera più apprendimento, a volte verrebbe da dire che con tutta la sua scienza e la sua tecnica, la società moderna non è ancora in grado di tradurre queste conoscenze in forme migliori di convivenza civile”.

Il Papa: la famiglia al centro della missione della Chiesa

Sul tema delle coppie omosessuali c’è da registrare un intervento del cardinale Dionigi Tettamanzi. “Oggi è molto acceso il dibattito sulle unioni omosessuali. La Chiesa ha ribadito la necessità di dialogare e di accogliere tutti e il fatto che alle coppie gay vanno dati i diritti di tutti. Tuttavia, il no al matrimonio omosessuale resta”, scrive l’arcivescovo emerito di Milano su Repubblica. Tettamanzi ritiene “positivi la ripresa e il rilancio della ‘questione omosessuale’. Ma a una precisa condizione: che tale questione venga affrontata, studiata e risolta senza mai dimenticare che il punto focale di osservazione e di scelte di vita sta sempre nell’inviolabile dignità personale di ciascuno”. “È il riferimento alla dignità personale – prosegue – il criterio irrinunciabile per enucleare e determinare i diritti dell’uomo e della donna. Si tratta, in concreto, di discernere tra diritti veri e diritti presunti, diritti oggettivi di giustizia vera e propria e diritti soggettivi che piú volte sono l’espressione dei desideri o delle pretese”. Partendo dall’etimologia del termine ‘matrimonio’, “mater munus”, Tettamanzi rileva come “assolutamente fuori luogo parlare di matrimonio tra persone omosessuali, perché è una contraddizione in termini. D’altro lato la questione non può essere risolta da una legge della società, perché essa passerebbe sopra la realtà delle cose”.