Altra bomba gay in Vaticano: travolti nello scandalo i carmelitani scalzi

Il Corriere della sera di oggi, sia nella versione cartacea che in quella on line, pubblica con grande evidenza il nuovo scandalo a sfondo sessuale – anzi, omosessuale – che sta minacciando la Chiesa. Si tratta di un affaire di prostituzione maschile, nel quale sarebbe coinvolto almeno un alto esponente della Curia Generalizia dei Carmelitani Scalzi.

La Curia Generalizia dei Carmelitani Scalzi

In giorni di outing e di dichiarazioni choc pronunciate a chiare lettere e a mezzo stampa da diversi influenti sacerdoti e uomini di Chiesa, la spinosa vicenda che coinvolge l’ordine dei carmelitani scalzi di base a Roma, in sé, non desterebbe più di tanta sorpresa: le cronache di queste ore sono – ahinoi – già abbastanza piene di episodi, commenti, dichiarazioni in materia. Se non fosse però che la coincidenza con il Sinodo straordinario incentrato sulla famiglia i suoi limiti dell’accoglienza nella Chiesa di omesessuali e divorziati, amplifica – volente o nolente – l’eco di tutte queste vicende, a partire da quella animata da Monsignor Charamsa, e fino al servizio di mercoledì sera andato in onda su La7 e curato dalla redazione de La Gabbia (Sesso e Vaticano). Qui, però, c’è una particolarità da segnalare: stando a quanto ricostruito dal giornalista che ha firmato l’articolo del Corriere – lo stesso Fabrizio Peronaci autore di Ganglio, un libro-documento sul rapimento di Emanuela Orlandialcune fra le più alte autorità vaticane sono state messe al corrente dello scandalo (almeno un prelato della curia carmelitana sarebbe un frequentatore di Villa Borghese e dei prostituti che vi eservitano la loro triste professione), ma hanno taciuto.

La denuncia dello scandalo sessuale

E hanno taciuto, fra l’altro, i Preposti Generali dell’Ordine Carmelitano, che si sono succeduti in questi anni, malgrado le denunce pluriennali di uno dei frati della Parrocchia di S. Teresa, Padre Alessandro, inclusa nello stesso complesso dove ha sede la Curia. Frate che ora viene trasferito insieme al Parroco e ad un altro confratello, nel quadro di un provvedimento che sa di rimozione, più che di avvicendamento, come invece hanno preteso di sostenere i vertici dell’Ordine nel tentativo di trovare una giustificazione al trasferimento. Va detto, peraltro, che un analogo provvedimento è stato adottato anche nei confronti di altri carmelitani della Curia, fra i quali il protagonista dello scandalo sessuale. Quindi, e la cosa desta un certo sgomento, è stato riservato lo stesso trattamento al responsabile dei fatti ripropevoli finito oggi nel mirino dei media e ad altri padri innocenti (fra i quali quel Padre Alessandro di cui sopra, che ha scoperto l’affaire, denunciandolo doverosamente, e in ripetute occasioni, ai superiori). È chiaro, insomma, che sul fronte tanto dibattuto e spinoso dell’“identità sessuale”, la Chiesa con la sua comunità di fedeli – un gregge smarrito e sempre più sconcertato da quanto emerge di ora in ora – è chiamataimpellentemente a prendere posizioni nette. Infatti, non è più solo, ormai, questione di opporsi alla cosiddetta “cultura geneder”, ma di dire anche una parola chiara sull’omosessualità e i suoi – troppo spesso – taciuti risvolti…