A 10 anni rifiutato da 4 scuole, come il fratello maggiore, perché figlio di boss

Quattro scuole hanno rifiutato l’iscrizione di un bimbo di 10 anni, figlio di un boss: per questa ragione la mamma è andata dai carabinieri e ha segnalato quanto stava accadendo.
La notizia è riportata da “La Repubblica” secondo la quale il bambino, che vive nel borgo antico di Bari, aspetta oramai da un mese di poter cominciare il primo giorno di prima media: quattro scuole, infatti, hanno rifiutato finora l’iscrizione con le stesse motivazioni, “siamo pieni”, “troppo tardi”. Motivazioni che appaiono, a questo punto, risibili e che sembrano, piuttosto, dettate dal voler emarginare il bambino proprio perché figlio del boss da anni, però recluso lontano dalla Puglia.
Una vicenda che fa apparire lo Stato in tutta la sua debolezza e che si è trasformata in un boomerang per i dirigenti che guidano i 4 istituti scolastici, le scuole Pascoli, Carducci, Imbriani e Quasimodo Melo.
La mamma ha quindi deciso, di fronte all’ennesimo rifiuto, di mobilitare Carabinieri (pare che non abbia però ancora fatto denuncia), Comune e ufficio scolastico.
«Sul caso del bambino abbiamo chiesto conto ai dirigenti – spiegano i militari – Ci hanno risposto che hanno le scuole piene: ci stiamo però muovendo di concerto con le altre istituzioni, senza sottovalutare la situazione».
Il caso è stato segnalato anche al direttore scolastico regionale, Anna Cammalleri, la quale – interpellata dal giornalista – ha assicurato che si va verso una soluzione del caso: «stiamo risolvendo – assicura – ho raccolto io stessa la disponibilità di una scuola, sulle altre che hanno detto no avvierò delle verifiche.
«Un bambino è un bambino», «le colpe dei padri non devono ricadere sui figli», s’inalbera la mamma del piccolo e, così, avrebbe detto ai presidi di alcune scuole della città. La donna, tra l’altro, avrebbe affrontato la stessa trafila per il figlio maggiore: «stavolta, però – racconta – mi sono impuntata e voglio giustizia».
«La scuola non può permettersi di lasciare per strada un bimbo di dieci anni, nella convinzione che abbia un destino segnato», si accalora un dirigente del Provveditorato.