Volkswagen, rotolano le prime teste: ferie forzate a manager e dipendenti

Rotolano le prime teste per lo scandalo Volkswagen. Un top manager della Volkswagen e una decina di dipendenti sono stati mandati in ferie forzate nell’ambito dell’inchiesta interna, relativa alla manipolazione dei dati sui motori diesel. Secondo la Sueddeutsche Zeitung, dalle indagini dell’azienda sarebbe emerso che il responsabile dello Sviluppo, Heinz Jakob Neusser, pezzo da novanta della dirigenza del colosso dell’auto tedesca, sarebbe stato avvertito delle irregolarità da un tecnico già nel 2011. Mentre Spiegel online riferisce di diversi dipendenti messi in ferie da Volkswagen.
Ma la mossa appare più come un tentativo di offrire un capro espiatorio piuttosto che una vera e propria rivoluzione degli organigrammi per tagliare con il passato restituire una reputazione all’azienda tedesca.
Tuttavia potrebbe non essere finita qui. Dopo le dimissioni dell’ad di Volkswagen Martin Winterkorn, anche le sorti del futuro presidente del consiglio di sorveglianza, Hans Dieter Poetsch, che dovrebbe succedere a Ferdinand Piech, sono a rischio per gli investitori secondo l’Handelsblatt, che ai dubbi sulla nomina dedica la prima pagina. In relazione al caso delle violazioni dei test antismog, «circola il sospetto che la dirigenza Vw abbia informato gli investitori troppo tardi. L’ente di sorveglianza Bafin sta facendo delle verifiche”, scrive il quotidiano.
D’altra parte gli stessi azionisti iniziano a non poterne più della strategia adottata da Volkswagen che, nel tentativo di contenere lo scandalo, sta rilasciando informazioni con il contagocce.
Il caso più eclatante è quello dello Stato della Bassa Sassonia che siede nel Consiglio di sorveglianza di Volkswagen in qualità di azionista e che è stato tenuto all’oscuro dello scontro fra il gruppo e le autorità americane in corso da un anno, scoprendo lo scandalo delle emissioni poco prima che esplodesse sui media.
Olaf Lies, ministro dell’Economia del laender tedesco, in un’intervista alla Bbc, è stato esplicito e durissimo spiegando al giornalistiche lo intervistava di provare «vergogna che gli americani che hanno comprato quelle auto con fiducia siano così delusi».
D’altra parte gli Stati Uniti non sembrano intenzionati a restare con le mani in mano. Il Dipartimento di Giustizia americano sta indagando sulla possibilità che Volkswagen possa far fronte ad accuse penali per le violazioni delle norme anti smog. Se il Dipartimento decidesse di perseguire questa strada, sarebbe il primo caso contro una casa automobilistica per infrazione degli standard sulle emissioni.
Il Wall Street Journal sottolinea che le case automobilistiche finora hanno evitato sanzioni penali approfittando di una norma contenuta nel Clean Act Air del 1970 ma ora le autorità  americane valutano nuovi approcci legali, quali accusare Volkswagen di aver mentito ai regolatori. Molti politici e ambientalisti si augurano che il caso Volkswagen si traduca in una modifica delle norme, inclusa l’introduzione di sanzioni penali per le violazioni degli standard sulle emissioni.
Anche le parole amare pronunciate dal ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble alla “RedaktionsNetzwerk Deutschland“, il più grande network editoriale tedesco, suonano come un de profundis: «Alla fine Volkswagen non sarà più quello che era – ammette sconsolato Schaeuble facendo capire che la botta è stata terribile e che tutto questo non potrà non influire sull’immagine della Germania all’estero – È anche anche la brama di fama e riconoscimento», secondo il ministro a giocare un ruolo.
Continuano, intanto, come uno stillicidio, a filtrare dati e numeri sempre più imbarazzanti per Volkswagen.
Secondo noti della casa tedesca citate dalla Bbc, sono quasi 1,2 milioni i veicoli del Gruppo Volkswagen presenti sul mercato britannico che potrebbero essere coinvolti nello scandalo delle emissioni truccate. In questo numero veicoli sono inclusi pulmini della Volkswagen e vetture diesel Audi, Seat e Skoda.
L’azienda ha già fatto sapere di essere impegnata in queste ore per fornire i numeri d’identificazione dei veicoli in modo che concessionari e officine britanniche possano richiamare i proprietari per controlli e interventi del caso.
Proprio oggi è prevista la riunione del “presidio” di Volkswagen per un nuovo vertice di crisi, in relazione al caso delle manipolazioni dei dati per i test antismog. Nel corso del meeting si dovrebbe parlare anche di un rapporto preliminare sullo scandalo che ha colpito l’azienda.
Ma, nel frattempo, la Procura di Ingolstadt ha avviato alcune verifiche sull’Audi, controllata della tedesca Volkswagen, proprio in relazione al caso delle violazioni dei test antismog.