Volkswagen rassicura: «Auto italiane a norma». Ma è già allarme-lavoro

Lo scandalo che ha travolto la Volkswagen negli Usa, con la manipolazione dei controlli dei gas di scarico, rischia di allargarsi in Europa. Per evitare uno effetto tsunami nelle vendite e per evitare una class action, in Italia è sceso direttamente in campo Massimo Nordio, ad Volkswagen Italia che ha scritto una lettera al ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti nel tentativo di placare le polemiche. I nuovi veicoli del Gruppo Volkswagen dotati di motori Diesel Eu6 attualmente disponibili nell’Unione Europea, si legge nella missiva, «inclusi quelli in vendita sul mercato italiano, sono tutti rispondenti alla normativa europea per i gas di scarico EU6», mentre sono in corso controlli su altri motori. I nuovi motori Eu6, ha sottolineato Nordio, «soddisfano i requisiti legali e gli standard ambientali e risultano totalmente estranei al caso».

Volkswagen Italia, l’ad: verifiche sugli altri motori diesel

«Per quanto riguarda invece le altre motorizzazioni diesel – ha continuato l’ad Italia al ministro Galletti che nei giorni scorsi aveva chiesto informazioni – la nostra casa madre Volkswagen AG sta lavorando a pieno ritmo per comprendere se le anomalie riscontrate all’estero possano riguardare tecnologie utilizzate anche su autoveicoli in vendita o circolanti sul territorio nazionale». E infine: «Comprendiamo pienamente le preoccupazioni da voi espresse in merito alle recenti notizie di stampa relative; come società italiana non disponiamo al momento di informazioni ulteriori rispetto a quanto già pubblicamente reso noto. Ci impegniamo a fornirle prontamente la più ampia e fattiva collaborazione in merito, ed a segnalare ogni ulteriore elemento di cui potremo venire a conoscenza tramite il costruttore».

Volkswagen, i timori del sindacato sulle ricadute occupazionali

Da Bologna il segretario della Fiom, Maurizio Landini, ospite di un convegno sui modelli di relazioni industriali in Italia e in Germania ha osservato che le ricadute occupazionali della vicenda Volkswagen non possono non preoccupare le aziende italiane. «Quasi la metà del settore componentistico del nostro Paese – ha detto – opera per aziende straniere ed in particolare tedesche, fra cui anche la Volkswagen. Essere preoccupati direi che sia un fatto di intelligenza minima». In Emilia-Romagna sono attivi due storici marchi del gruppo, come Ducati e Lamborghini, due aziende dove peraltro i rapporti fra azienda e sindacati sono molto buoni e hanno permesso di raggiungere accordi molto avanzati. “L’innovazione industriale dei prodotti – ha detto Landini – non deve essere un processo lasciato alla competizione del mercato, ma con un’assunzione di responsabilità più generale».