Volkswagen, ora c’è il rischio contagio. E l’Italia è la prima a tremare

Tra bugie, ammissioni, inganni e test truccati, lo scandalo Volkswagen sta ormai assumendo enormi proporzioni. Il governo tedesco era perfettamente a conoscenza del dieselgate, ossia delle manipolazione dei controlli dei gas di scarico della Volkswagen negli Usa. Lo dimostrerebbe la risposta del ministro dei Trasporti tedesco ad una interrogazione dei Verdi del luglio scorso. In quella circostanza, il ministro ammise che erano in corso iniziative per ridurre gli standard comunitari in materia di emissione. Insomma, tutti sapevano, Merkel compresa, del raggiro in atto. Ed ora arrivano direttamente dall’azienda tedesca le prime ammissioni di colpa. Il numero uno di Volkswagen America, Michael Horn, ha confessato di aver fatto “un casino”. Mentre, da parte sua, l’amministratore delegato, Martin Winterkorn, si è affrettato a chiedere scusa ai consumatori. Il colosso dell’auto tedesco è molto di più di una grande azienda di auto. Ha forti legami anche con la politica del suo Paese. La Bassa Sassonia ne detiene il 20 per cento del capitale. E’ evidente che il discredito che deriva dallo scandalo rischia di provocare danni ingenti sotto il profilo finanziario e di incrinare l’immagine di rigore e di solidità che la Germania si è conquistata nel Mondo intero.

Volkswagen, crollo del titolo in borsa e blocco delle vendite

Le ricadute negative si sono fatte già molto pesanti in Borsa. Da quando è esploso lo scandalo, il titolo è crollato. In due giorni sono stati persi 24 miliardi di controvalore. La Porsche, primo azionista di Volkswagen, ha rivisto al ribasso l’utile per il 2015. Il gruppo rischia una maxi multa negli Usa fino a 18 miliardi di dollari. Per non parlare delle difficoltà che dovranno essere affrontate per risalire la china e riconquistare la fiducia dei consumatori. Insomma , ci troviamo di fonte a un vero e proprio terremoto. Qualche analista paragona il dieselgate alla crisi dei subprime, i titoli bancari taroccati che hanno innescato la bomba speculativa e provocato il disastro attuale dell’economia globale. Paragone assai calzante, se solo si pensa che il caso Volkswagen sta penalizzato in Borsa tutti i titoli del settore auto. E dire che questo fino a ieri era considerato un settore in espansione. Un settore da osservare con interesse per l’accenno di ripresa produttiva che aveva fatto registrare. Non solo in Germania, ma anche altrove. Con effetti sia pure più modesti, anche in Italia. Insomma, nessuno è in grado di dire dove ci porterà questo gravissimo scandalo. Intanto, negli Usa le vendite delle Volkswagen sono bloccate. In Italia, ha dichiarato il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, “se scopriremo che sono state vendute auto dotate di un software per ingannare i controlli sulle emissioni, sarà inevitabile far scattare il blocco delle vendite”.