Volkswagen, in Italia oltre un milione di veicoli “truccati”. E lo sapevano in tanti

Giorno dopo giorno, lo scandalo Volkswagen si allarga. In Italia, i veicoli truccati, secondo il viceministro ai Trasporti Riccardo Nencini, sarebbero circa un milione. Un previsione di massima. Per Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia, “il problema non è solo tedesco, ma europeo”. Potrebbero saltare molti investimenti. Eppure, a conoscenza della manipolazione della casa  tedesca erano in molti. La Commissione Ue aveva avvertito già due anni fa del rischio di manipolazione dei test sulle emissioni da parte delle case automobilistiche: a lanciare l’allarme, un rapporto del 2013 del suo Joint Research Centre che evidenziava i problemi posti dal defeat device, il dispositivo al centro dello scandalo Volkswagen. Lo scrive il Financial Times, notando come né le autorità a Bruxelles, dotate di poteri limitati, né quelle degli Stati nazionali si siano attivate fino allo scandalo di questi giorni. I ricercatori Ue hanno misurato solo le emissioni delle auto, non i motori cui non avevano accesso, scoprendo gas in laboratorio diversi da quelli su strada: una cosa nota che ha portato la Ue a introdurre test su strada dal 2016.

Scandalo Volkswagen, la Commissione Ue aveva avvisato gli Stati

Lo dice un portavoce della Commissione ricordando che spetta agli Stati, non a Bruxelles, verificare software incriminati come quello di Volkswagen. “Il team di ricerca della Commissione Ue ha misurato le emissioni e scoperto che i test di laboratorio non catturano accuratamente la quantità di gas nocivi emessi durante la guida su strada e ha fornito sostegno vitale agli sforzi della Commissione per introdurre i test su strada”, spiega il portavoce. “Questa differenza nei test sulle emissioni sono cosa nota. Identificare l’uso potenziale di applicazioni ingannevoli non è mai stato parte di questi studi e non sarebbe nemmeno stato possibile visto che i ricercatori non avevano accesso ai motori, ma venivano misurati sono i gas di emissione”, ha precisato. La Commissione, prosegue, ha quindi seguito le ricerche scientifiche e iniziato immediatamente a lavorare sull’introduzione dei test su strada. Ed è stato fatto lavorando con gli esperti nazionali e le commissioni tecniche nazionali da maggio di quest’anno, affinché i test su strada possano essere avviati da gennaio 2016. “E’ importante capire che la Commissione stabilisce il quadro regolatorio ma non è un organo incaricato all’attuazione. Sono le autorità degli Stati membri a dover agire sul campo. Quindi non è questione che compete alla Commissione”, conclude il portavoce.