Volkswagen e Cina fanno tremare le Borse europee

Lo scandalo Volkswagen e i timori di una frenata dell’economia cinese si legano a doppio filo e trascinano al ribasso i mercati finanziari internazionali. In quest’ottica, quindi, il rally dei listini del fine settimana evapora in un sol colpo e l’inizio settimana dei mercati finanziari da Tokyo (-1,32%) a New York (-1,67% alle 19:00 circa) si tinge di rosso. Mentre per le Borse europee non va meglio (Stoxx 600 -2,21%) con Milano e Parigi che sono risultate le peggiori (entrambe -2,7%). A scatenare le vendite in Asia hanno contribuito sia l’indebolimento del dollaro, scivolato ormai a quota 120 yen, sia i dati negativi arrivati dalla Cina sui profitti dell’industria. Il tutto si è tradotto con una scarica di vendite che ha colpito soprattutto il settore delle materie prime. Secondo l’Fmi, inoltre, l’outlook debole dei prezzi delle commodity potrebbe sottrarre un punto percentuale di crescita l’anno ai paesi esportatori fra il 2015 e il 2017 rispetto al 2012-2014. Un saldo che potrebbe risultare anche peggiore per i paesi esportatori di energia (circa 2,25 punti percentuali). Un mix di fattori che in Europa è andato a sommare allo scandalo Volkswagen. Nel giorno in cui è emerso che l’inchiesta sul diesel-gate ha colpito direttamente l’ex Ceo, Martin Winterkorn, indagato dalla procura della Bassa Sassonia, il titolo del gruppo Volkswagen ha perso un altro 7,44% con la versione privilegio che ha bruciato addirittura l’8,13%. Male anche gli altri big dell’automotive che complessivamente ha visto lo Stoxx di riferimento perdere il 3,64%. Fiat Chrysler Automobiles, protagonista di una sospensione al ribasso nel pomeriggio, ha chiuso in calo del 4,95%, Porsche del 6,93%, Peugeot del 5,08% e Renault del 4,66%. A Milano a fare male è stato anche il comparto bancario. I titoli di Ubi Banca e di Mps (entrambi congelati al ribasso nel corso della seduta) hanno perso, rispettivamente, il 6,17% a il 5,27%. Male poi il gestore di risparmio Azimut (-5,97%), al fianco di UniCredit che ha perso il 4,69% nel giorno in cui ha formalizzato la cessione di un portafoglio di crediti in sofferenza da 1,2 miliardi. Calo più contenuto, infine, per Intesa Sanpaolo che ha chiuso con un meno 2,04%.