La Ue sentenzia: in Europa c’è posto per un solo coccodrillo, quello Lacoste

In Europa c’è spazio per un solo coccodrillo, quello della Lacoste. Una “specie protetta”, insomma che nessuno è autorizzato a imitare. Lo hanno stabilito i giudici del Tribunale Ue di Lussemburgo sancendo che nessun altra azienda può utilizzare lo stesso simbolo per marchiare i propri prodotti. Una sentenza netta che pone fine a una disputa giudiziaria iniziata addirittura nel 2007. Secondo i giudizi della Corte con sede a Lussemburgo, la notorietà del coccodrillo Lacoste consente infatti di respingere la domanda di registrazione di un marchio con lo stesso rettile su prodotti in cuoio, vestiti e scarpe, avanzata da un’azienda di abbigliamento polacca, la Mocek e Wenta. Tutto ha avuto inizio otto anni fa, quando questa società chiese all’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (Uami), una sorta di agenzia europea che tutela la proprietà dei marchi, di registrare il proprio coccodrillo. L’obbiettivo era utilizzare questo logo per marchiare borse, vestiti, scarpe, e perfino locazioni immobiliari. Immediatamente, però, la Lacoste si oppose a questa domanda, invocando appunto di essere l’unica a detentrice il marchio. L’Uami ha accolto l’obiezione francese. Ma i polacchi non si sono fermati. Così, pur di conquistare il un coccodrillo tutto loro, hanno presentato un ricorso al Tribunale dell’Ue. Poche ore fa la sentenza definitiva che dà ragione a una delle icone più amate di Francia.

Il tennista Renè Lacoste era soprannominato “coccodrillo”

Per la cronaca, il coccodrillo era all’inizio il soprannome del tennista, Renè Lacoste, uno dei celebri “quattro moschettieri” che riuscirono a strappare la Coppa Davis agli Usa nel 1927. Un nomignolo, affibbiatogli dai suoi compagni di squadra, che non ha nulla a che fare con il suo gioco, quanto alla sua passione per le borse in pelle del pregiato rettile. Tutto ebbe inizio a Boston, durante la semifinale di Coppa Davis contro l’Australia, quando Lacoste rimase affascinato da una elegantissima borsa di coccodrillo in una vetrina di un negozio molto chic. Pierre Gillou, il suo capitano, prima lo prese in giro. Quindi gli promise che se avesse vinto le sue partite gliela avrebbe regalata. Fu così, e da quel giorno divenne il suo animale portafortuna, tanto che se lo fece ricamare sui calzini e sulla maglietta. Cinque anni dopo, nel 1933, quando creò la sua linea di abbigliamento, produsse la prima Lacoste, un marchio che un po’ come la Coca Cola, ovunque nel mondo è ormai sinonimo di un prodotto ben preciso. Il resto è leggenda.