«Ti mangio vivo»: un rifugiato nigeriano aggredisce un carabiniere in treno

Le cronache registrano ancora un’aggressione inferta da un rifugiato – stavolta è un nigeriano – ai danni di un carabiniere, ennesima vittima colpita nell’esercizio delle sue funzioni.

Rifugiato nigeriano aggredisce un carabiniere

La vicenda è presto riassunta: un nigeriano di 26 anni domiciliato a Tavazzano (Lodi), in Italia dal 2011 come rifugiato, è stato arrestato con l’accusa di aver aggredito un carabiniere in treno, sulla tratta tra Codogno (Lodi) e Lodi. L’africano, sposato e padre di una bambina, e in possesso di regolare biglietto, avrebbe reagito con violenza alla richiesta dei documenti rivolta a lui da un militare in borghese. La cosa, non si capisce perché, avrebbe fatto infuriare l’immigrato fino a fargli perdere il controllo, al punto che, dopo aver aggredito fisicamente l’agente “reo” ai suoi occhi dell’“inaudita richiesta” – e che ha poi riportato contusioni guaribili in 15 giorni – avrebbe rivolto all’indirizzo della sua vittima anche minacce di vario genere. Tra tutte, quella più inquietante è risultata senz’altro l’intimidazione lanciata con la frase «ti mangio vivo»: un avvertimento inusuale quanto efferato, che non è passato inosservato anche agli altri passeggeri. L’arresto del rifugiato nigeriano è stato convalidato ma l’uomo, incensurato, è stato lasciato libero in attesa del giudizio.

Immigrati aggressivi: i precedenti

E non è neppure la prima volta che un episodio del genere si verifica in una delle nostre città, a bordo di un qualunque mezzo di trasporto. basti ricordare quanto verificatosi appena un paio di mesi fa quando l’operatrice di una biglietteria in servizio alla stazione metro A di Ottaviano, a Roma, è stata aggredita da un passeggero, un rifugiato originario del Mali. Anche in quel caso sarebbe stata la certifcazione e la messa in discussione di un abbonamento a far scattare la discussione poi degenerata in un’accesa aggressione verbale che sarebbe costata alla vittima perfino l’accusa di razzismo. E ancora, come dimenticare la vicenda – che ha preceduto solo di un paio di settimane l’episodio capitolino – dell’aggressione a colpi di machete perpetrata ai danni di un capotreno e di un ferroviere (intervenuto per aiutare il superiore) in servizio su un treno proveniente dal sito di Expo, lungo il passante ferroviario Villapizzone. Secondo quanto ricostruitodalla Polfer, il capotreno avrebbe chiesto i biglietti ai pochi passeggeri pronti a salire a bordo, compreso un gruppetto di almeno tre sudamericani – sospettati di appartenere a una gang di latinos – che però si sarebbero rifiutati di mostrare il ticket: al suo posto, però, hanno sferrato l’arma con cui, pochi istanti dopo, hanno colpito a più riprese il controllore che, in seguito al quel feroce agguato, ha rischiato di perdere la funzionalità dell’arto. E cosa dire, in fine, di quanto accaduto a giugno a Roma,  al quartiere La Storta, dove una ragazza romena di 29 anni è stata aggredita con una spranga di ferro da un uomo sbucato all’improvviso dai cassonetti. Il caso della donna, poi  trasportata in ospedale per trauma cranico, ha riacceso la polemica intorno all’opportunità, o meno, del centro per rifugiati che poi, però, le autorità locali hanno aperto a Casale San Nicola, non lontano dal luogo dell’aggressione.