Tensione alle stelle: centinaia di migranti in marcia verso Vienna

Disperazione e tensione alle stelle. Pronti a fare più di 200 chilometri a piedi per raggiungere Vienna, nel sud dell’Ungheria centinaia di profughi, intere famiglie, sono in marcia verso la capitale austriaca dopo aver sfondato la recinzione e lasciato il centro di accoglienza di Roeszke. Il gruppo di migranti, che si ingrossa di ora in ora, ha attraversato il Danubio per dirigersi verso l’autostrada Budapest-Vienna, “scortato” dalla polizia che ferma il traffico. Per evitare incidenti le autorità ungheresi hanno disposto la chiusura temporanea del valico di Roeszke, al confine con la Serbia, dopo la fuga dei rifugiati.

In marcia verso Vienna

Contemporaneamente altre centinaia di immigrati hanno forzato un altro posto di blocco nei pressi della stazione di Bicske  (a 65 chilometri da Budapest), dove era stato fermato l’unico treno partito giovedì scorso,  e hanno iniziato a correre verso il confine con l’Austria. La maggioranza delle 500 persone a bordo – ha riferito l’agenzia Reuters – ha colto di sorpresa gli agenti nella parte anteriore del convoglio e ha iniziato a correre verso occidente. Sul treno si trovavano per lo più famiglie siriane e afghane, con molti bambini. Prima della fuga gli adulti avevano iniziato uno sciopero della fame e della sete. Anche i sessanta rifugiati che da giorni erano accampati nella stazione ferroviaria Keleti di Budapest sono partiti a piedi verso il confine con l’Austria, a circa 170 chilometri dalla capitale ungherese.

Lo Stato di emergenza

Tra giovedì e venerdì l’Ungheria ha registrato l’arrivo di 3.313 migranti e profughi, nuovo record per flusso migratorio in una sola giornata: circa mille in più rispetto alle 24 ore precedenti. In queste ore l’Ungheria ha dichiarato lo stato d’emergenz» sui migranti e il Parlamento, con i voti della maggioranza governativa e degli estremisti di Jobbik, ha approvato un pacchetto di leggi molto restrittive: secondo le nuove regole chi attraverserà il confine con la Serbia rischia fino a tre anni di carcere. Sospesa, invece, la decisione sull’invio di militari sul confine per la mancanza della maggioranza di due terzi prevista per le procedure di voto d’urgenza.