Suona la campanella, ma in aula non ci sono neanche i professori

Suona la campanella: tutti in aula. Ma ha un bel dire il ministro Giannini che, rivolta gli studenti, li ha esortati ad essere i «protagonisti» (o, almeno, lei vorrebbe che così fosse): fin qui, infatti, visti i disastrosi primi esiti della messa in pratica della riforma di Renzi, i ragazzi appaiono già decisamente come le prime vittime di una riorganizzazione che, per intanto, non ha ancora rimepito e terminato la stesura degli organici. Che ha provocato una massiccia diaspora degli insegnanti, costretti alla “deportazione professionale” su tutto il territorio nazionale, penalizzando continuità didattica e relazioni affettive in corso tra docenti e alunni. E a vantaggio di cosa? Ma della “Buona scuola”, naturalmernte, che fin qui si è dimostrata tutto, fuorché buona…

Tutti in aula, meno i prof

Ma tant’è: e così, nell’augurare buon anno da un’aula di Isernia dove la titolare del dicastero di Viale Trastevere si è recata per inaugurare l’avvio della nuova stagione scolastica ufficialmente apertasi poco fa, il ministro Giannini ha omaggiato sulla carta quella «continuità didattica» mortificata nei fatti, e spiegato come quello appena cominciato per diversi milioni di bambini e ragazzi, sarà un «anno di transizione» che farà «partire il primo passo di una riforma ambiziosa che vuole dare alla scuola tutto ciò di cui ha bisogno: insegnanti e nuove possibilità di apprendimento per gli studenti». Al momento, però, la qualità delle infrastrutture risulta decisamente deficitaria, con il 45% degli istituti privo di un certificato di agibilità e/o abitabilità; con il 54% degli edifici non in regola con la normativa anti-incendio e il 32% che non rispetta le norme anti sismiche, configurando una condizione di serio pericolo, dato che il 40% delle strutture si trova in zone a rischio sismico (la metà delle quali al Sud) e il 10% in aree a rischio idrogeologico. Una situazione illustrata dal Rapporto Illuminiamo il futuro 2030 proposto da Save The Children, che denuncia lo stato di degrado in cui versa parte consistente dell’edilizia scolastica, che rappresenta un fattore essenziale della povertà educativa Italia, anche perché va a colpire soprattutto le fasce della popolazione minorile già di per sé più svantaggiate.

Ecco tutto quello che non va

E non è tutto: dal contenitore al contenuto, sono davvero troppe le cose che ancora non vanno e che la riforma non ha puntato a risolvere una volta per tutte. E allora, alle strutture troppo spesso fatiscenti, va ad aggiungersi un buon 60% di alunni italiani quindicenni alle prese con scuole non adeguate a garantire la qualità dell’apprendimento; nella parte del report di Save The Childre dedicata agli Obiettivi per liberare i bambini dalla Povertà Educativa, infatti, si evidenzia come le caratteristiche della scuola frequentata – come la qualità delle infrastrutture, la connessione ad internet, la partecipazione ad attività extracurriculari – siano correlate all’incidenza della povertà educativa. Il Rapporto rileva infatti che il 45% dei ragazzi in condizioni socio-economiche svantaggiate, che hanno aule con connessioni internet carenti, non raggiunge le competenze minime in matematica, e il 41% in lettura, percentuale che variano a 43% e 28% se le scuole sono ben connesse. In diverse regioni la percentuale di aule non connesse supera il 30% (Basilicata, Piemonte, Veneto, Lazio, Friuli Venezia Giulia), con una punta di quasi il 40% in Calabria. Lo studio fornisce elaborazioni di dati Pisa-Ocse e lancia tre obiettivi, elaborati con il contributo di un Comitato Scientifico, per eliminare entro il 2030 in Italia la povertà economica ed educativa, sull’esempio dei nuovi propositi di “Sviluppo Sostenibili” indicati dalle Nazioni Unite. Ma, al momento, siamo ad anni luce da tali e tanti ambiziosi progetti: basta pensare, infatti, che solo per entrare a regime, la riforma della Buona scuola richiederà altri mesi di applicazione. Un esempio su tutti lo fornisce lo stesso ministro dell’Istruzione che dall’aula di Isernia ha appena annunciato: «Entro fine novembre arriveremo ad un organico potenziato che si traduce in 6-7 professori in più per ogni scuola». Ci permettiamo, però, di ricordare a Stefania Giannini che l’anno scolastico – come da lei inaugurato – è cominciato oggi, e che le cattedre dovrebbero essere provviste di insegnanti già da domani almeno: a novembre, infatti, se la matematica non è un’opinione, gli studenti saranno già a metà quadrimestre: cosa faranno fino ad allora in attesa dell’oragnico mancante?