Spaccarono il cranio a uno studente, chieste condanne per due antagonisti

Hanno pestato a sangue per una quindicina di minuti uno studente con schiaffi, pugni e calci in faccia sotto gli occhi di numerosi testimoni . Un branco di No Tav e antagonisti lo hanno quasi ridotto in fin di vita spaccandogli il cranio. Lui si è salvato solo perché si è finto morto. E loro, una decina di no global, sono, alla fine fuggiti convinti di averlo davvero ucciso. Per due degli aggressori vicini al movimento studentesco e “No Tav” oggi il pm di Milano Piero Basilone ha chiesto la condanna a 3 anni e 3 mesi e a un anno di carcere . Una richiesta pesante ma giustificata dal fatto che, come ha spiegato il magistrato, i due imputati sotto processo per il pestaggio subito dallo studente, Federico Capitolo, durante una festa all’Università Statale di Milano nella notte tra il 14 e il 15 febbraio 2013 hanno «negato l’evidenza fornendo versioni dei fatti lontane dai criteri minimi di logica e coerenza».
Inoltre, nonostante siano incensurati, il pm ha chiesto ai giudici di non applicare nei loro confronti le attenuanti generiche in quanto «non hanno risarcito il danno e non hanno mostrato alcun accenno di resipiscenza o dispiacere».
Il pm Basilone ha proposto, in particolare, la condanna a 3 anni e 3 mesi di carcere per Lorenzo Kalisa Minani, accusato di lesioni gravissime e violenza privata e ha chiesto invece la pena di un anno di reclusione per Simone Di Renzo, accusato solo di violenza privata perché avrebbe intimidito alcuni giovani che erano presenti quando è avvenuto il pestaggio.
L’avvocato Marco Lacchin, legale di Capitolo, parte civile nel processo, si è associato alle istanze del pm e ha chiesto un risarcimento danni per lo studente «picchiato a sangue», sostenendo inoltre che «i principali testimoni ascoltati nel corso del processo sono stati intimiditi». Mentre i difensori di Kalisa Minani e Di Renzo, gli avvocati Eugenio Losco e Mauro Straini, hanno chiesto l’assoluzione «per non aver commesso il fatto».
Nella loro arringa, in particolare, hanno sottolineato che un amico di Capitolo, presente quando è avvenuto il pestaggio, ha «ritrattato» la sua testimonianza. In un primo momento aveva riconosciuto infatti Kalisa Minani e Di Renzo, antagonisti del centro sociale «Panetteria Okkupata», nelle fotografie mostrate dagli investigatori, mentre in un secondo verbale ha precisato che «l’azione del gruppo di venti persone era avvenuta in maniera concitata e di non essersi soffermato a vedere i volti delle persone che lo avevano aggredito».
«Mi trovavo in Statale in compagnia di un amico, e per dare sfogo alla mia arte ho fatto un disegno su un cartellone con scritte riferite a prigionieri politici», ha ricordato Capitolo, in una delle scorse udienze del processo, rispondendo alle domande del pm Piero Basilone.
«Si è avvicinata una persona e mi ha chiesto se intendevo provocare – ha proseguito -, è iniziato un battibecco, ci siamo spinti e mi sono ritrovato circondato da altre 15 o 20 persone».
L’ex-studente ha quindi raccontato di essere stato «trascinato fuori dall’Università e colpito con schiaffi, pugni e calci in faccia quando mi trovavo già a terra».
«Mi hanno picchiato per una quindicina di minuti – ha riferito -, ho fatto finta di svenire per far sì che la smettessero, uno di loro ha gridato “è mort”, si sono allontanati e a quel punto io e il mio amico ne abbiamo approfittato per defilarci».
A causa del pestaggio, l’uomo avrebbe quindi subito gravi danni, una frattura al cranio e lesioni su diverse parti del corpo.
«Nei giorni successivi sono andato in ospedale perché mi faceva male la testa – ha riferito in aula -, e i medici mi hanno spiegato che si erano staccate delle schegge del cranio che rischiavano di lesionare il cervello. Sono stato operato – ha concluso – e per evitare conseguenze più gravi hanno inserito otto placche e una vite nella parte del cranio colpita».
I due giovani imputati furono poi arrestati il 4 settembre 2013. Il processo davanti all’Ottava sezione penale del Tribunale di Milano che è stato rinviato al 21 ottobre, quando dovrebbe essere emessa la sentenza, ha visto una serie di colpi di scena che potrebbero, ora, indurre i giudici ad accogliere le richieste del pm. Fra l’altro uno studente, testimone oculare del pestaggio, aveva fornito una sorta di ritrattazione davanti agli inquirenti, rispetto alle sue precedenti dichiarazioni accusatorie nei confronti dei due arrestati, dicendo di non poter «affermare di aver visto Di Renzo e neppure Minani partecipare all’accompagnamento verso l’esterno e al pestaggio».