Gli Usa: «I raid russi hanno sbagliato bersaglio». Putin: «Non dite balle»

I raid aerei russi sulla Siria sono scattati da poche ore – su richiesta del legittimo governo siriano – che già gli Stati Uniti sferrano un colpo basso a Mosca: la zona di Homs, dove i jet russi hanno iniziato a bombardare, non sarebbe sotto il controllo dello stato islamico. Lo riferiscono ai media americani non meglio precisati “alti funzionari Usa” i quali confermano però di essere stati informati da Mosca un’ora prima degli attacchi. Ovviamente, non può che essere una balla: se il governo di Damasco richiede l’intervento aereo russo, si presuppone che abbia dato al Cremlino anche “l’indirizzo” dei terroristi dell’Isis. E infatti  il ministero della Difesa di Mosca conferma l’inizio dei raid aerei russi contro postazioni dell’Isis in territorio siriano precisando che «nel corso dell’operazione aerea in Siria, i velivoli delle forze aeree e spaziali russe colpiscono attrezzature militari, centri di comunicazione, mezzi di trasporto, magazzini di armi e munizioni e carburanti e lubrificanti appartenenti ai terroristi dell’Isis».

Mosca: i raid russi hanno distrutto installazioni Isis

Sulla vicenda è intervenuto il presidente russo Vladimir Putin, affermando che «l’unico modo giusto di lottare contro il terrorismo internazionale è agire in anticipo, combattere e distruggere miliziani e terroristi sui territori già occupati da loro e non aspettare che arrivano a casa nostra. È risaputo – ha dichiarato Putin – che nelle file di questa organizzazione terroristica, il cosiddetto Stato islamico, che, voglio sottolinearlo ancora una volta, non ha niente a che fare col vero Islam, si trovano adesso migliaia di persone provenienti da paesi europei, dalla Russia e da Stati dell’ex Urss. Non bisogna essere specialisti – ha concluso il leader del Cremlino – per capire che se avranno successo in Siria senz’altro torneranno nei loro Paesi e arriveranno in Russia». Alla luce di questi contrasti Usa-Russia, i capi delle diplomazie di Mosca e Washington, Serghiei Lavrov e John Kerry, hanno discusso della «crisi siriana alla luce della decisione russa di fornire assistenza al governo siriano nella lotta contro i gruppi terroristici operanti nel suo territorio». Lo fa sapere il ministero degli Esteri russo riferendo di una conversazione telefonica tra Lavrov e Kerry. In realtà è il presidente Assad che divide la Russia e l’Iran dall’Occidente: «La Russia si aspetta che il governo di Bashar al Assad avvii colloquio con l’opposizione siriana», ha detto il presidente russo. «Per risolvere la crisi siriana Bashar al-Assad deve assumere una posizione attiva e flessibile e deve essere pronto per i compromessi nel nome del suo Paese e del suo popolo e attuando le riforme politiche e il dialogo tra tutte le forze sane del Paese», ha concluso Putin. Come è noto, nelle ultime ore Putin ha proposto alle Nazioni Unite che la coalizione anti-Isis includa, oltre alla Russia, anche il governo siriano di Assad e l’Iran.