Senato un po’ elettivo, un po’ no… Si fa strada il solito compromesso

Sul fronte delle riforme costituzionali si avvicina la tregua all’interno del Pd. A far capire che poteva tornare il sereno sono state le dichiarazioni di Pietro Grasso – protagonista di un duro confronto in settimana con il premier-segretario – che si diceva “fiducioso” in un accordo sulle riforme anche trovato “in zona Cesarini”.

Il nuovo Senato e il “lodo Finocchiaro”

L’ipotesi a cui si lavora – il “lodo Finocchiaro” – consiste nel mantenere il comma secondo dell’articolo 2, in cui si afferma che “i Consigli regionali eleggono, con metodo proporzionale, i senatori tra i propri componenti”, ma al comma 5 verrebbe aggiunto che i consiglieri-senatori vengono eletti dalle istituzioni territoriali “che recepiscono le indicazioni degli elettori”. In questo modo cadrebbe insomma il tabù del Senato non elettivo, una sorta di “muro” invalicabile che Renzi e i suoi avevano posto nella trattativa sulla riforma. E ora in casa Pd si  guarda alla direzione di lunedì prossimo non più come un rischio di “una conta muscolare”, ma piuttosto come occasione – se non per ratificare l’accordo – almeno per rafforzare il dialogo tra le varie anime Dem.

Ora si attende la direzione Pd

Tuttavia è presto per parlare di intesa fatta. Qualcuno tra i bersaniani, come Doris Lo Moro, ha insistito perché il principio sia inserito nel secondo comma dell’articolo 2. Qualcuno quindi chiede di attendere le decisioni di Grasso sull’ammissibilità degli emendamenti a tale comma, che è stato già votato sia dal Senato che dalla Camera nello stesso testo. Ma d’altra parte Grasso non può pronunciarsi se non dopo aver visto gli emendamenti concreti. Il M5S rimane sulla linea dura con Vincenzo Santangelo che ha accusato il Pd di “compravendita di voti” in Senato, cosa che ha suscitato la replica di molti senatori Dem (Nicoletta Favero, Laura Puppato, Stefania Pezzopane) che lo hanno sfidato a denunciare tutto in procura, se ne ha le prove.