Saviano ai media Usa: «Copio, incollo e me ne vanto. La mia è letteratura»

Si può essere contro la mafia, contro la camorra e criticare Roberto Saviano senza incorrere nel reato di lesa maestà? Negli Usa, dove il pragmatismo è di casa, non si sono posti il problema. Hanno sbugiardato l’autore di Gomorra con un articolo che in Italia nessuno finora aveva avuto il coraggio di scrivere. Materia del contendere ZeroZeroZero, l’ultima opera di Saviano sulla piaga della cocaina, uscito solo adesso negli Stati Uniti. Il sito di informazione, Daily Beast, uno dei più letti al mondo, ha attaccato duramente lo scrittore napoletano, definito il “Salman Rushdie di Roma”. in un articolo di Michael Moynihan intitolato “Mafia Author Roberto Saviano’s Plagiarism Problema”. Moynihan ha sferrato la sua accusa mettendo a confronto lunghi passi dell’ultimo libro di Saviano con articoli sullo stesso argomento tratti da siti e quotidiani esteri, che l’autore italiano avrebbe copiato cambiando solo alcune parole e non citando le fonti. La stroncatura del libro è netta: «ZeroZeroZero – scrive – è un pasticcio di libro, una serie di storie in cerca di una narrativa coerente», ma soprattutto, è un libro «incredibilmente disonesto». ZeroZeroZero è farcito con articoli e scritti saccheggiati da giornalisti meno noti; riporta interviste con “fonti” che potrebbero non esistere (…) e contiene molti casi di plagio evidenti».

La replica di Saviano al sito “Daily Beast”

Roberto Saviano si è preso due pagine di Repubblica per replicare alle accuse. La risposta può sintetizzarsi in questi termini: «Il mezzo è la cronaca, il fine è la letteratura». Insomma, il fine giustifica i mezzi: anche il copia incolla. E ancora. “Mi attaccano per invidia e per delegittimarmi”.  Il libro è stroncato perché gli americani sono invidiosi del suo successo? Facciamo finta di credergli. Ma la seconda motivazione («Mi attaccano perché sono un simbolo da distruggere») non ha alcun senso logico, a meno che non si intenda che dietro il Daily Beast vi siano i narcotrafficanti, la mafia o la camorra. Ma il giornalista napoletano non vanta la modestia come dote principale. Nel 2011 scrisse su Twitter “qual è” con l’apostrofo (qual’è) e anziché dire le due parole che andavano dette (“Ho sbagliato”) andò a cercare i precedenti storici nei libri dei primi del Novecento. Una difesa puerile che fu pesantemente censurata perfino dalla Treccani. 

La tesi di Saviano: “Copiare è inevitabile”

Per rispondere alle accuse di plagio, vi sono sentenze in tribunale per Gomorra («Ho copiato solo lo 0,6% del libro», ha ammesso Saviano), lo scrittore sostiene di essere stato “costretto” a farlo anche per ZeroZeroZero. E per giustificarsi espone una tesi singolare. «Se per ipotesi descrivessi il crollo delle Torri gemelle, come faccio a citare tutti coloro che ne hanno fatto in quel giorno la cronaca? Allo stesso modo, siccome descriverò il crollo delle Torri gemelle, utilizzerò parole simili perché le fonti sono identiche…». Poi la frase che farà rivoltare nella tomba gli antichi maestri di giornalismo: «L’attacco terroristico dell’11 settembre è avvenuto, è una notizia e non ci sono molti modi per raccontare una notizia». Non ci sono molti modi per raccontare una notizia? Fossero ancora vivi BarziniMontanelli o la Fallaci sarebbe divertente leggere le loro risposte. Intanto a Saviano il “letterato” – non il simbolo anticamorra che nessuno osa mettere in discussione – qualcuno regali Esercizi di stile di Raymond Quenau.