Sassi, petardi e razzi contro il cantiere di Chiomonte. Otto No Tav arrestati

Tornano i No Tav in Val di Susa al grido di “Seminiamo Resistenza”.  È finito con otto arrestati, tra cui un minorenne, l’attacco notturno contro il cantiere di Chiomonte messo in piedi da autonomi e attivisti dei centri sociali torinesi. Volti coperti, razzi, petardi, sassi e pietre contro la recinzione: il solito copione che si è concluso con l’intervento della Polizia che è riuscita a interrompere il blitz. Tra i fermati quattro universitari torinesi, due studenti della scuole superiori, un bolognese e un attivista del noto centro sociale Askatasuna, tra i più duri della zona, che si ispira al motto “più bastoni per tutti”.

La “Resistenza” dei No Tav

«È stato un vero e proprio attacco premeditato e bene organizzato», riferiscono gli inquirenti che si stanno occupando dell’attacco dei No Tav. «Le modalità ricordano quelle degli assalti del 2013, che venivano condotti da gruppi di anarchici. Questa volta, però, ad entrare in azione sono stati esponenti dei centri sociali (in particolare del torinese Askatasuna) e dell’area autonoma. Gli attivisti, una quarantina, mascherati e avvolti da indumenti neri, hanno chiuso con una catena due dei cancelli della lunga recinzione, per impedire le sortite delle forze dell’ordine, e hanno scagliato pietre, bulloni, bombe carta e, servendosi di grandi ruote provviste di lanciatori, numerosi razzi. Le forze dell’ordine, polizia e carabinieri. varcando un terzo ingresso, sono riuscite a dividere il gruppo in due tronconi. Gli otto arrestati sono stati bloccati proprio mentre lanciavano razzi.

FdI: tolleranza zero

«Plaudiamo alla capacità delle forze dell’ordine di reagire all’attacco e ci auguriamo che anche i magistrati applichino il principio della “tolleranza zero” contro il manipolo di delinquenti, minorenni o meno». È il commento di Agostino Ghiglia, dell’esecutivo nazionale di Fdi-An, a nuovi episodi di violenza in Valle di Susa. «L’azione dei No Tav contro il cantiere di Chiomonte è il frustrato canto del cigno delle bande di delinquenti, con basi nei centri sociali di Torino, che tentano sempre più inutilmente di frenare la realizzazione dell’Opera».