Confermate le accuse di Donzelli: la Toscana chiede il risarcimento al papà di Renzi

La Toscana ha revocato il fido concesso al papà di Renzi e intende rivalersi per ottenere la restituzione dei fondi pubblici. Così il governatore Enrico Rossi ha confemato l’illiceità delle garanzie prestate dalla finanziaria regionale Fidi Toscana alla Chil srl di Tiziano Renzi, il papà del presidente del Consiglio. Rispondendo a un’interrogazione del capogruppo di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, Rossi ha annunciato che la Regione avvierà la revoca del prestito e chiederà il rimborso di quanto dovuto, più relative sanzioni. Il 7 gennaio 2011 (tre mesi dopo lo spostamento dell’azienda in un’altra regione), impresa e banca finanziatrice avevano comunicato il passaggio di quote societarie a un imprenditore liure, ma la raccomandata non risultava esserci, finché non fu acquisita il 5 luglio 2013 (a tre anni di distanza). La verifica da parte della Fidi Toscana del cambio geografico della società viene definita «tardiva» dallo stesso governatore, che pure sottolinea come la circostanza «avrebbe dovuto portare a rilevare un mancato rispetto» dei presupposti per il finanziamento, visto che la garanzia è riservata alle sole imprese toscane. Da qui la decisione della giunta regionale di chiederne alla Fidi la revoca più il rimborso pari a due volte l’Esl stesso, come sanzione.

Donzelli: avevamo ragione noi sul papà di Renzi

«Sono state decisive le nostre denunce. Ora la costituzione come parte lesa nei processi. Grazie alle nostre denunce si avvia un percorso che dovrà riportare i soldi nelle casse pubbliche», ha spiegato Donzelli, coordinatore dell’esecutivo nazionale e capogruppo in Toscana di Fratelli d’Italia. Tiziano Renzi è tuttora indagato dalla Procura di Genova con l’ipotesi di bancarotta fraudolenta: nel 2009 la Chil srl aveva ottenuto, grazie alla garanzia di Fidi Toscana, un finanziamento da 700mila euro circa dalla Bcc di Pontassieve. Il dirigente incaricato dell’istruttoria era Marco Lotti, padre di Luca, braccio destro di Matteo. La garanzia di Fidi Toscana copriva l’80% del prestito perché, a quella data, l’intero capitale della società era intestato alla madre di Renzi, Laura Bovoli, e alle due sorelle. Grazie all’agevolazione per l’imprenditoria femminile, la copertura aveva toccato l’80% del capitale richiesto. Poco tempo dopo, però, Tiziano Renzi tornava azionista di maggioranza firmando la concessione del mutuo come responsabile e nel 2010 cede un ramo d’azienda alla sua nuova società Eventi 6 srl, mentre Chil traslocava a Genova e finiva all’imprenditore ligure Gian Franco Massone con relativo accollo del mutuo. Chil venne dichiarata fallita dal Tribunale di Genova nel marzo 2013 e lì partirono le indagini. In totale il finanziamento non pagato è di 263mila euro. La Bcc di Pontassieve si era rivalsa su Fidi Toscana che garantiva l’80 per cento del totale. Quest’ultima attinse nell’ottobre 2014 al Fondo centrale di garanzia del ministero dello Sviluppo economico che però le restituì solo il 90% dei 263mila euro, cioè 236mila euro. Ora la Regione Toscana rivuole indietro tutto. «Se la Regione vuol dimostrare di essere credibile ed intraprendere seriamente il percorso indicato dal governatore Rossi, è necessario che si costituisca parte lesa nei procedimenti sul fallimento della Chil», ha commentato ancora Donzelli.