Rita Dalla Chiesa: «Mio padre, vittima di serie B. Crocetta? Lasciamo perdere»

«Non so perché ma ho sempre avuto la sensazione che mio padre, amato anzi amatissimo in tutta Italia, in realtà a Palermo fosse di serie B, rispetto a chi ci ha messo la vita per difendere la Sicilia e i siciliani, probabilmente perché non era siciliano. Però è anche vero che da quella sera è cambiato molto». È uno sfogo amaro quello di Rita Dalla Chiesa, la figlia di Carlo Alberto, il generale caduto con la sua giovane compagna – Emanuela Setti Carraro – sotto il piombo della mafia palermitana il 3 settembre di 33 anni fa.

La Dalla Chiesa attacca Crocetta: «Perché non era presente?»

Uno sfogo forse dettato dall’assenza delle maggiori istituzioni alla cerimonia di commemorazione. Solo l’ultima disattenzione verso il sacrificio del generale, la cui lapide di via Carini, teatro dell’agguato in cui perse la vita anche l’autista Domenico Russo, è stata ripulita solo dopo esplicita richiesta da parte delle figlie Rita e Simona, anche lei presente a Palermo. Ed in effetti mancavano in tanti, sostituiti da corone di fiori o da accorati post su fb. Persino il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, già icona dell’antimafia parolaia, ha preferito farsi sostituire da un assessore della sua giunta. Sulla sua assenza Rita Dalla Chiesa sceglie dapprima l’ironia («Crocetta era assente? Ah sì, non me ne ero accorta. Come mai? Non si sa?»), ma poi il suo tono si fa duro e incalzante: «Amava il generale Dalla Chiesa, Crocetta? È in vacanza? Da giornalista mi piacerebbe sapere perché qui non c’è Crocetta».

A luglio le polemiche innescate da Lucia Borsellino

In realtà, piacerebbe a tutti saperlo. Non fosse altro perché gli interrogativi posti dalla figlia del generale-prefetto cadono a poche settimane di distanza dalle polemiche innescate dalle dimissioni di Lucia Borsellino, figlia di Paolo, altra illustre vittima della mafia, da assessore regionale alla Sanità e dal significativo abbraccio del presidente Mattarella a Manfredi, l’altro figlio del magistrato ucciso. Può darsi che siano solo coincidenze. Ma nessuno può escludere che siano precisi indizi della volontà di archiviare un’antimafia rituale e partigiana alla cui ombra molte carriere, non solo politiche, sono inopinatamente e in parte abusivamente sbocciate. Del resto, il pensiero dedicato da Rita Dalla Chiesa ai siciliani è in tal senso molto eloquente: «Se si liberassero finalmente da questi problemi potremmo avere una Palermo, che tutto il mondo ama, e dove per girare il mondo non c’è bisogno di prendere le magliette “io non sono mafioso”».