Al via la raccolta firme in Svizzera per vietare il burqa

Già all’origine dell’iniziativa popolare contro la costruzione di nuovi minareti approvata dagli Svizzeri nel 2009, il cosiddetto comitato di Egerkingen è il promotore di un’iniziativa per proibire a chiunque di celare il proprio volto in pubblico, ad esempio indossando il niqab o il burqa. Presentata a Berna, l’iniziativa deve deve ancora essere pubblicata dal Foglio Ufficiale, l’equivalente della Gazzetta ufficiale italiana, hanno riferito i media svizzeri. Dovrà raccogliere almeno 100mila firme valide in 18 mesi per essere sottoposta al voto popolare. Il testo dell’iniziativa è ispirato a quella approvata dai Ticinesi nel 2013 e prevede che nessuno dovrebbe avere il diritto di celare il proprio volto negli spazi pubblici, fatta eccezione per i luoghi di culto. Deroghe sarebbero possibili per motivi di sicurezza, sanitari, climatici o legati a tradizioni, come il carnevale, precisano i media. Membro del comitato di iniziativa, il parlamentare svizzero dell’Udc/Svp (destra) Oskar Freysinger non ha nascosto che la presentazione dell’iniziativa a tre settimane dalle elezioni legislative del 18 ottobre “può aiutare” il partito.

«Contro il burqa anche per il timore di attentati»

La Svizzera rischia un’islamizzazione, mette in guardia Walter Wobmann, deputato dell’Unione democratica di centro (UDC) e membro del comitato d’iniziativa, che intende iscrivere il divieto di coprirsi il volto nella Costituzione, sia per motivi criminali che religiosi. In Svizzera, ha spiegato a Swissinfo il politico elvetico, «i musulmani possono professare il loro credo da decenni, ma per questo non c’è bisogno né di burqa, né di niqab e nemmeno di minareti. Ci sono addirittura molti musulmani che mi sostengono. Vogliono che gli svizzeri si oppongano a questa evoluzione, poiché loro hanno paura di contrastarla». E poi, spiega Wobmann: «Non fa parte della nostra cultura. Da noi si mostra il viso. Il velo è fuori luogo qui. Ma si tratta anche di garantire la sicurezza. Una persona si può nascondere senza difficoltà sotto questo capo d’abbigliamento per perpetrare un attacco terroristico».