Volkswagen, cosa rischia in Italia chi ha un motore fuorilegge? Nulla

In Italia i motori diesel truccati dalla Volkswagen potrebbero essere circa un milione, secondo il viceministro ai Trasporti Riccardo Nencini che ha annunciato controlli in corso al riguardo, ma chi dovesse circolare in Italia con una vettura dotata del turbodiesel incriminato nell’affare Volkswagen-Usa per il momento non rischia nulla. E se mai dovessero essere rilevate irregolarità nella omologazione, la responsabilità ricadrebbe solo sul costruttore.

Caso Volkswagen: i proprietari delle auto truccate sono vittime di una truffa

È quanto risulta da una serie di verifiche fatte a livello di Autorità interessate al problema e di esperti del settore. Va precisato, infatti, che se anche venisse contestata la non rispondenza delle emissioni a quelle richieste dalla Ue in seguito ad un controllo dinamico specifico – non ancora definito o programmato – la responsabilità resterebbe comunque a carico della casa automobilistica. E anche il viceministro dei Trasporti ha ribadito oggi che i proprietari delle auto in questione “sono vittime di una truffa”. Per essere targata in Italia ogni auto deve essere omologata e nessuno può elevare – sempreché lo stato di manutenzione sia corretto e le emissioni siano dunque nei limiti dichiarati da costruttore – infrazioni o provvedimenti di sequestro fino a che (è una ipotesi remota) il Ministero dei Trasporti revochi questa omologazione. Nessun problema dunque, almeno per ora, per una delle situazioni che stanno maggiormente preoccupando gli automobilisti italiani in questi giorni: quella dei blocchi della circolazione o dell’ingresso nelle ZTL. Dovrà essere il costruttore a impegnarsi in tempi brevi a fornire gli elenchi delle auto incriminate, a richiamarle per gli aggiornamenti gratuiti al software e, in caso limite, alla sostituzione dei motori o delle vetture.

Un piano per intervenire sugli 11 milioni di auto coinvolte

Volkswagen sta preparando un piano per intervenire sugli 11 milioni di auto coinvolte dallo scandalo del ‘defeat device’, il software con cui la casa automobilistica ha falsato i test sulle emissioni.