Le ridicole scuse di Marino: «Torno negli Usa per il bene di Roma…»

Toccata e fuga. Rientrato a Roma il 3  settembre dopo le interminabili vacanze estive a stelle e strisce, Ignazio Marino è di nuovo con le valigie in mano: destinazione Philadelphia. Invitato dalla città statunitense per la visita di Papa Francesco, il sindaco-straniero non si fa scappare la ghiotta occasione e poco importa, come gli fanno notare i social, se per stringere la mano al pontefice basta percorrere via della Conciliazione («a Roma ogni domenica c’è l’Angelus», lo informa Giorgia Meloni).

La fuga di Marino

La notizia della nuova trasferta all’estero (sarebbe stato papa Bergoglio a volerlo, racconta gongolante Marino) è confermata dal Campidoglio:  il sindaco globetrotter partirà alla volta degli States il 23 settembre. «Le spese del viaggio istituzionale del sindaco Marino – spiegano dallo staff –  saranno a carico del Comune di Philadelphia che lo ha invitato. L’invito si inserisce nel solco della collaborazione tra le due città». La passione per gli States e la propensione all’assenteismo sono proprio nel dna di Marino che conferma l’allergia per l’amministrazione della Capitale: nell’ultimo anno ha dato forfait alla metà delle riunioni di giunta, su 67 convocazioni è stato presente solo a 30 riunione e per di più tutte le assenze coincidono con l’approvazione di provvedimenti strategici per la Città (dal piano anti-corruzione all’indomani dello tsunami di MafiaCapitale a quello degli investimenti per il Giubileo passando per l’agenda sul decoro urbano).

Per il bene di Roma

No problem (se non ti fai nemici significa che non stai facendo bene, è il suo motto). Con il solito aplòmb naif Marino se ne frega delle critiche e sceglie una lunga intervista con il Messaggero per spiegare le nobili ragioni della trasferta, proprio mentre l’amministrazione capitolina è alle prese con la matassa del nuovo contratto Ama. «Il sindaco di Roma deve fare un doppio lavoro: occuparsi di buche e trasporti, ma anche di raccogliere fondi per il nostro patrimonio archeologico. È un compito molto stressante: se non vogliono che lo faccia resto a casa e mi riposo», dice Marino rivelando che negli Usa incontrerà una persona, di cui non fa il nome, «che potrebbe decidere di destinare all’archeologia di Roma una donazione di 40-50 milioni». Non una parola sulla clamorosa chiusura al pubblico del Colosseo e dei principali siti archeologici di Roma,  sull’incalcolabile danno di immagine e sullo scempio quotidiano del patrimonio artistico della Città Eterna con la complicità dell’amministrazione Marino.

Dopo il 2013 cambio lavoro

«Il sindaco di Roma ha una responsabilità doppia rispetto agli altri primi cittadini – spiega Marino  – questa città ha 2768 anni e un patrimonio culturale di cui il sindaco non può essere muto osservatore. Si tratta di un viaggio faticoso  e con poche ore di riposo ma sarebbe sbagliato rifiutare questo compito che la città merita». Poi la chicca finale: Marino conferma l’intenzione di ricandidarsi per un altro mandato ma annuncia che non intendere “perseverare” oltre il 2023. «Vivo questa fase con spirito di servizio perché penso che questa città stia davvero cambiando. Però dopo il 2023 non sono interessato a nessun’altra posizione in politica».