Renzi vuole sbranare Rai3. Ma stavolta nessuno protesta e nessuno s’indigna

Pd contro Rai3: un derby a sinistra fuori calendario, ma non per questo accidentalmente trovato. Anzi. Che il partito made in Renzi volesse aprire un fronte con la rete “intelligente e de sinistra” era obiettivo fiutabile nell’aria e che questa intendesse vendicarsi aprendosi alla concorrenza grillina era proposito ormai riscontrabile via telecomando. Nessuno, tuttavia, avrebbe mai potuto immaginare che lo scontro arrivasse al calor bianco in un rutilante crescendo di dispetti reciproci che vanno dall’accusa di «camorrismo giornalistico» (copyright del governatore Enzo De Luca) al corpo a corpo inscenato in Vigilanza Rai tra il deputato renziano Michele Anzaldi e il direttore della rete Andrea Vianello.

Se gli attacchi a Rai3 li avesse fatti il Cavaliere…

Roba che se fosse accaduta al tempo dell’egemonia politica del Cavaliere avrebbe di sicuro scatenato un inferno di girotondi, appelli, cortei, autoimbavagliamenti, boicottaggi alla Standa e minacce di sciopero a Saxa Rubra sulle note di Bella ciao. Oggi, invece, è tutta un’altra storia: alla contumelia si preferisce l’analisi dotta, alle pubbliche marce la spiegazione tecnica mentre sullo sfondo impallidisce persino il famigerato “editto bulgaro”, destinato a restare una livida prerogativa della sempreverde “arroganza berlusconiana”, nonostante Renzi tuoni un giorno sì e l’altro pure contro i talk-show formato pollaio ma solo perchè ritenuti più sensibili alle proteste a Cinquestelle che alle presunte mirabilie del governo. Ha provato a metterci una “pezza” la “direttora” del Tg3 Bianca Berlinguer, che ha attribuito alla natura critica e contestatrice del pubblico della Terza Rete il «cortocircuito» con la sinistra al potere.

La Terza Rete ha “adottato” il M5S in funzione anti-Renzi

Già, il «cortocircuito». Che poi consiste nel sospettare o nel convincersi che la propria parte politica – in questo caso la sinistra – stia macchiandosi delle stesse “colpe” dell’odiato centrodestra. Per richiamarla all’ordine e all’ortodossia si decide di pompare il “concorrente” grillino. Del resto è quel che sta accadendo nel rapporto con le fazioni politicizzate della magistratura, nel magma dell’antimafia di professione e nel raccordo con alcune frange dell’antagonismo sindacale. In poche parole, è come se la gauche anti-Renzi – RaiTre tra questi – avesse “adottato” il movimento a Cinquestelle. Che poi l’operazione sia destinata a funzionare, è tutto da vedere. Di certo Renzi non è uno che fa prigionieri, soprattutto è uno che le purghe le dà. Non le annuncia.