Renzi alla Meloni: «Cambia tono sui migranti». E lei: «Parlo come voglio»

Non ci sta a farsi dire quello che deve dire sull’immigrazione per non disturbare il manovratore. Dopo la strigliata del governo, una nota formale di Palazzo Chigi nella quale si “consiglia” a Giorgia Meloni di «trasmettere alla collettività messaggi di diverso tenore», la leader di Fratelli d’Italia replica al presidente del Consiglio Matteo Renzi con una lettera di accusa alla censura governativa. Nella lettera pubblicata dal Giornale, Meloni parte da una premessa: «Sono un parlamentare regolarmente eletto da alcuni cittadini italiani per sostenere le proprie opinioni politiche, ma prima ancora sono una cittadina italiana, e desidero affermare il mio punto di vista senza incorrere in censure governative». E sottolinea: «Se una nota del genere  fosse stata emessa da un governo di centrodestra nei confronti di un deputato  dell’opposizione, sarebbe venuto giù il mondo.  Non pretendo che tutti siano d’accordo con il mio pensiero, ma rivendico il diritto di espremiere le mie opinioni in libertà e coscienza.  Ciò deve valere per qualunque italiano o italiana».

Meloni: «Esiste un ufficio “valutazione e censura” delle opinioni»

E poi: «Apprendo solo ora che l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali – regolarmente finanziato dallo Stato con le tasse degli italiani – ha il ruolo di censurare le dichiarazioni rese dalle persone e dai membri del Parlamento italiano. Ne sono sconvolta. Esiste nella nostra Repubblica  un ufficio “valutazione e censura” delle opinioni. Esiste un sig. De Giorgi, burocrate pubblico, al quale è stato dato il potere (e il compito) di decidere  cosa si possa o non si possa dire.  E la cosa divertente è che lo stesso “ente” che si permette di sindacare le mie opinioni è stato oggeto di polemica per aver promosso la distribuzione nelle scuole di opuscoli sulla teoria gender…». E, infine, passa alle dichiarazioni contestate: «l’Italia dovrebbe dire basta all’immigrazione e quella piccola  (piccola)  quota di immigrati che reputiamo necessaraia dovremmo prenderla da quei popoli che hanno dimostrato  di non essere violenti e di integrarsi con maggiore facilità». «L’Unar – scrive Meloni –  si è scandalizzata perché ho detto che l’Italia dovrebbe dire basta all’immigrazione musulmana finché questi popoli non avranno risolto i loro problemi interni di integralismo, per evitare di importare in Italia un problema di terrorismo e violenza. E, orrore, ho aggiunto che non mi risulta ci siano in Italia fenomeni di terrorismo collegato all’immigrazione argentina, filippina o ucraina e, pertanto, se proprio devo, preferisco questo tipo di immigrazione».

Le dichiarazioni del cardinale Biffi fatte qualche anno fa

E ancora: «Qualche anno fa il cardinal Biffi ebbe ad esprimere lo stesso identico mio concetto con le seguenti parole: “Occorre salvaguardare l’identità della nazione italiana” perché “non tutte le culture sono conciliabili con la nostra”. Eppure non mi risulta che sia stato scomunicato. Chissà se l’Unar avrebbe redarguito pure lui. Dunque, presidente, confermo e ribadisco ogni singola parola espressa. E rimango in attesa, curiosa di sapere cosa ci sia dopo il cartellino giallo mostratomi dal governo. C’è il rosso diretto o c’è prima un “cazziatone” della Boldrini in pubblica piazza, magari davanti a tutti i parlamentari, appositamente riuniti in seduta congiunta? Che succederà poi, mi espelleranno dal Parlamento, dall’Italia, dalle feste dell’Unità?».