Renzi-Letta, duello a Cernobbio. L’ex-premier: la ripresa è merito di Draghi

Si capisce lontano un miglio che Matteo Renzi annusa aria di elezioni anticipate. Ne è indizio concreto (il secondo dopo la visita al meeting di Rimini organizzato da Comunione e Liberazione) la sua presenza al forum di Cernobbio, il tradizionale appuntamento politico-economico organizzato dallo studio Ambrosetti. L’anno scorso, il premier li disertò entrambi. Ora, invece, li ha scelte come tribune da cui lanciare effetti speciali. Ma che si tratti più di propaganda che di reale inversione di tendenza lo dimostra anche la condizione dell’economia reale del Paese, tuttora impantanata nelle secche di una ripresa che s’annuncia – lo sostiene anche il presidente della Bce Mario Draghi – lentissima. In verti, lo riconosce o stesso premier definisce «non sufficiente» l’aumento dei posti di lavoro dal primo trimestre del 2014 ad oggi: 260mila unità. Una goccia nell’oceano della nostra disoccupazione.

Al forum Renzi fa il “pavone”: con me l’Italia cresce

Ma Renzi fiuta le elezioni. Del resto, un esplicito riferimento alle urne lo ha fatto proprio lui dopo aver rivendicato alla «nuova generazione» il merito di cambiare le regole del gioco e l’approccio alla politica. «Se nel bene o nel male – ha quindi aggiunto -l o vedremo nelle prossime elezioni dei cittadini». Destinazione urne, dunque. Ecco perché, da Cernobbio, davanti ad una platea di imprenditori tesse le lodi degli imprenditori («hanno resistito in anni di crisi indipendente e nonostante la politica», quindi anche nonostante lui) arrivando a dire che «l’Italia non è più il problema economico europeo, non è più il problema dell’economia mondiale».

Riaffiora l’antica ruggine di #enricostaisereno

Prima di Renzi era stato Enrico Letta, il suo predecessore a Palazzo Chigi, a calcare la scena del forum di Cernobbio. Non più come politico (si è dimesso da parlamentare) ma come semplice docente universitario. Neppure in questa veste, tuttavia, Letta ha voluto sotterrare l’ascia di guerra. Anzi ha colto l’occasione per assestare un paio di micidiali colpi a chi due anni fa lo disarcionò dalla guida del governo dopo averlo rassicurato via tweed con un #enricostaisereno, passato alle cronache della politica come esempio massimo di spregiudicatezza politica e doppiezza morale. E oggi Letta se ne è vendicato attribuendo alle massicce dosi di denaro liquido in funzione antispeculativa iniettate da Draghi a sostegno dei titoli italiani il merito di aver rimesso in moto la nostra economia. Il resto lo avrebbero poi fatto il ribasso del prezzo del petrolio e il cambio più favorevole dell’euro sul dollaro. E Renzi? Letta non lo cita mai, limitandosi a dire che ora di questo nuovo scenario dovrà approfittarne con le riforme. Facendole sul serio, però. Non annunciandole.