Regioni contro Renzi: no alle trivellazioni. Depositati 6 referendum

Dieci Regioni dicono “no” al cosiddetto decreto “Sblocca Italia” di Renzi. I rappresentanti dei Consigli regionali della Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise, hanno depositato in Cassazione sei quesiti referendari contro le trivellazioni entro le 12 miglia e sul territorio. Capofila dell’iniziativa è la Basilicata.

Trivellazioni, i sei quesiti referendari

I sei quesiti chiedono l’abrogazione di un articolo dello “Sblocca Italia” e di cinque articoli del decreto Sviluppo. Questi ultimi si riferiscono alle procedure per le trivellazioni. Su cinque articoli oggetto dei quesiti referendari presentati in Cassazione è attesa anche la decisione della Consulta che si pronuncerà da gennaio ad aprile sulla questione trivellazioni. «Chiediamo – ha spiegato il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Piero Lacorazza del Pd – che non ci siano trivellazioni entro le 12 miglia e che siano ripristinati i poteri delle Regioni e degli enti locali mettendo inoltre i cittadini al riparo dalla limitazione del loro diritto di proprietà perché, ad esempio, un articolo dello “Sblocca Italia” prevede che per 12 anni sia concesso il permesso di ricerca sui terreni privati alle società estrattrici». E poi ancora: «Nella nostra Regione, la Basilicata abbiamo già la presenza di 70 impianti di trivellazione. Anche la Sicilia e la Lombardia hanno dimostrato di apprezzare la nostra iniziativa». Mentre l’Emilia Romagna ha detto “no”.

Trivellazioni, il “no” della associazioni ambientaliste

Sulla vicenda sono intervenute anche le associazioni ambientaliste. «Affondano i piani fossili della Croazia, ormai resta solo Renzi a volere le trivelle nei nostri mari», ha affermato Greenpeace, rilevando che «sembra essere durato poco più di un anno il “sogno fossile” della Croazia nell’Adriatico». Il Wwf invece si è detto soddisfatto per la decisione annunciata dalla Royal Dutch Shell di abbandonare le trivellazioni in Artico e auspica che ora Eni segua l’esempio e abbandoni investimenti che peggiorano crisi climatica.