“Quote per i cristiani” in fuga: la risposta dell’Australia all’emergenza migranti

I cristiani sono “la minoranza più perseguitata al mondo” e per questo motivo la loro accoglienza in Australia deve essere prioritaria rispetto a quella dei musulmani. Le parole pronunciate da Eric Abetz, ministro del Lavoro e capogruppo della coalizione di governo al Senato, hanno generato polemiche in tema di accoglienza e integrazione dei migranti in Australia. La dichiarazione del senatore segue la proposta del giornalista Greg Sheridan che in un editoriale pubblicato sull’Australian aveva invitato il premier Tony Abbott ad accogliere almeno 5 mila migranti dando però la precedenza ai cristiani e agli yazidi.

Australia pronta ad accogliere 5mila profughi, ma “prima i cristiani”

La proposta, commentava Sheridan, “è coerente con quanto già avvenuto in passato, e si focalizza su un target specifico di rifugiati in modo da forgiare una massa critica in cui ognuno possa sostenere l’altro”. Anche l’Arcivescovo di Sidney, Antony Fisher, aveva parlato nei giorni precedenti di un legame forte tra la comunità cristiana dei siriani e il popolo australiano. La proposta che arriva dagli ambienti conservatori è stata raccolta anche dal governo, che mercoledì dovrà annunciare quanti migranti intende ricevere nel paese. Il ministro degli Esteri, Julie Bishop, ha detto: “Credo che le minoranze dei cristiani siano perseguitate in Siria e anche se il conflitto finisse e potessero tornare in patria sarebbero ancora a rischio”. La mancanza di rassicurazioni sull’incolumità dei rifugiati cristiani anche in caso di un ritorno in Siria al termine del conflitto è la ragione per cui il gabinetto australiano darebbe la precedenza ai cristiani.

“Daremo la priorità alle minoranze etniche e religiose perseguitare, inclusi i maroniti, gli yazidi, i drusi”

Il parlamentare George Christensen, membro del Partito australiano conservatore, ha detto che “ogni cristiano in Siria e in molti altri luoghi del medio oriente, a causa dello Stato islamico, ha un mirino puntato alla nuca. Oppure una linea tratteggiata attorno al collo e che lo Stato islamico intende tagliare”.