Putin: l’Isis avanza ma Washington non risponde. «Serve un dialogo»

Nessun segnale da Washington sull’emergenza Siria e la guerra all’Isis. La denuncia del mancato dialogo con Mosca viene dal portavoce del CremlinoDmitri Peskov, che giudica necessario un colloquio tra Putin e Obama «per chiarire le posizioni reciproche e per tentare di raggiungere consenso e comprensione».

L’allarme di Putin

La Russia è preoccupata dal ritorno in patria dei combattenti dell’Isis. Lo ha detto il presidente Vladimir Putin intervenendo a Dushambè, al summit Csto. «Sfortunatamente, combattenti di vari Paesi del mondo, Paesi europei, Russia e molte altre ex repubbliche sovietiche, sono sottoposti all’indottrinamento ideologico e ricevono addestramento militare nello Stato Islamico», ha detto puntando i riflettori sulla situazione gravissima dei territori confinanti con la Siria. «Il cosiddetto Stato Islamico sta controllando vasti territori in Iraq e Siria. I terroristi hanno dichiarato le loro aspirazioni su La Mecca, Medina e Gerusalemme – ha spiegato – stanno pianificando di espandere le loro attività in Europa, Russia, Asia centrale e sudorientale». Senza il sostegno russo a Damasco «la situazione in Siria sarebbe stata ancora peggiore che in Libia e il flusso di rifugiati sarebbe stato molto più ampio», ha detto ancora Putin che ha respinto «i  tentativi di incolpare la Russia per il problema dei rifugiati». L’allarme Isis è lanciato contemporaneamente dal portavoce del Cremlino che tallona gli “alleati” d’Oltreoceano e i partner europei.

Servono sforzi comuni

«Vediamo completamente allo stesso modo la necessità di risolvere la catastrofica situazione che si può osservare in Siria oggi, e bisogna fare degli sforzi per contrastare la catastrofica diffusione della zona di influenza del cosiddetto Stato Islamico», ha detto Peskov, «non abbiamo disaccordi su questo obiettivo. Ed è totalmente assurdo in questo caso contrapporre gli sforzi che sta facendo la Russia agli sforzi di altri Paesi. In questo caso tutti noi stiamo perseguendo gli stessi obiettivi». La strategia di Mosca è chiara e l’impegno militare (che preoccupa il Pentagono) dimostra che Putin ha un piano-Siria: supportare il presidente siriano Assad, ritenendolo l’unico interlocutore in grado di contrastare la diffusione dell’Isis. «Purtroppo non abbiamo sentito alcuna spiegazione chiara dai nostri partner su cosa possono fare oggi, non nel lungo termine, per fermare la diffusione dell’Isis», ha detto Peskov.