Putin: guerra all’Isis? Non ancora. Ma intanto i soldati russi già combattono

Guerra all’Isis? Putin scalda i muscoli, non svela i piani ma di sicuro Mosca non lascerà il boccino in mano a Whashington. «È prematuro discutere un diretto coinvolgimento della Russia in azioni militari contro l’Isis, tantomeno l’adesione alla coalizione guidata dagli Stati Uniti», ha detto il premier russo citato dall’emittente Russia Today.  

Le truppe di Putin

Ma le truppe russe sono già in azione.  Secondo la stampa britannica, infatti, alcune immagini diffuse dalla tv di Stato siriana confermerebbero che i soldati di Putin starebbero combattendo in Siria per il regime di Bashar al Assad. Media israeliani parlano dell’imminente apertura nei pressi di Damasco di una base russa per contrastare l’avanzata dell’Isis, sempre più vicino al cuore del potere siriano. Lo stesso Cremlino ha confermato l’assistenza militare fornita dalla Russia alla Siria, senza però dal precisarne l’obiettivo. «Il presidente siriano è pronto anche a organizzare elezioni parlamentari anticipate e stabilire contatti con la cosiddetta opposizione sana, e coinvolgerla nell’amministrazione. C’è la consapevolezza – ha spiegato Putin – che questa unione degli sforzi nella lotta al terrorismo deve andare in parallelo con un certo processo politico in Siria e il presidente siriano è  d’accordo». Come è noto il presidente russo spinge, non da oggi, per la nascita di una coalizione internazionale contro il terrorismo e fa sapere, come riporta la Reuters, di aver parlato dell’iniziativa con il presidente americano Barack Obama.

Il j’accuse all’Occidente

«La Russia ha spesso messo in guardia contro i principali problemi che l’Europa si sarebbe trovata ad affrontare in conseguenza delle politiche occidentali in Medio Oriente e Nord Africa e del terrorismo jihadista, così che la crisi dei migranti in Ue non è una sorpresa», ha detto Putin commentando l’invasione di immigrati che sta soffocando il Vecchio Continente. Secondo il presidente russo, il difetto principale della politica estera occidentale è l’imposizione di proprie norme in tutto il mondo, senza tener conto delle caratteristiche storiche, religiose, nazionali e culturali di particolari regioni. «L’unico modo per invertire il flusso di rifugiati in Europa è quello di aiutare le persone a risolvere i problemi a casa loro e il primo passo dovrebbe essere la creazione di un fronte comune e unito contro i gruppi jihadisti come l’Isis».