Putin: «Difendo il mio popolo, vietato aumentare i prezzi di cibo e medicine»

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I bisogni della gente, la difesa del popolo, i rischi che qualcuno approfitti della situazione economica. Vladimir Putin passa subito al contrattacco: «I prezzi del cibo e delle medicine non si aumentano». È stato perentorio, il leader del Cremlino, che ha così dato il via alla “guerra all’inflazione”, che nel 2015 in Russia si dovrebbe attestare attorno al 12-13 per cento rispetto all’11,4 dello scorso anno. Proprio per evitare trappoloni e per salvaguardare le famiglie, Putin ha chiesto al servizio federale antimonopolio di monitorare da vicino i mercati alimentare e farmaceutico del Paese per «impedire decisioni sottobanco sulle tariffe ed evitare l’aumento dei prezzi». Una scelta ferma e per certi versi coraggiosa, controcorrente rispetto a quello che da decenni accade in Europa.

Putin, dalla lotta all’inflazione alla lotta all’Islam

Ma la difesa del cittadino, oltre che sul piano economico, avviene sul piano della sicurezza. Inaugurando la nuova moschea di Mosca, Putin ha difeso la vera fede musulmana attaccando «i terroristi dell’Isis» che «compromettono la religione mondiale dell’Islam, seminano discordie, distruggono monumenti come barbari, uccidono anche personalità religiose musulmane», con una «ideologia basata su menzogne, sulla perversione dell’Islam».

«Cercano di arruolare gente anche nel nostro paese», ha ammonito Putin riferendosi all’Isis. «Voglio esprimere immenso rispetto ai nostri leader musulmani che resistono, perdendo le loro vite, come eroi. Sono sicuro che continueranno il loro lavoro», ha aggiunto ricordando che la Russia è un Paese multietnico e multiconfessionale e che i musulmani, presenti nel Paese sin dal Medioevo, sono un importante elemento di pace. Ma non finisce qui. Mosca ha “minacciato” di installare nell’enclave russa di Kaliningrad, i missili Iskander, utilizzabili anche con testate nucleari, se la Germania accettasse di modernizzare l’arsenale dei propri Tornado con una ventina di bombe atomiche Usa di nuova generazione B61-12, ritenute 80 volte più potenti di quelle usate contro Hiroshima. Uno scenario che per certi versi rievoca gli spettri della crisi degli euromissili.