Rifacciamo An, anzi no… Gli opposti sondaggi sul futuro della Fondazione

È scontro di sondaggi in vista dell’assemblea della Fondazione Alleanza Nazionale del 3 ottobre, quando l’assemblea sarà chiamata a votare sulla possibilità della Fondazione di trasformarsi in soggetto politico partecipando alle consultazioni politiche e amministrative con il nome di Alleanza Nazionale.  Negli ultimi giorni l’associazione Prima l’Italia  ha inviato un documento-appello ai vertici di Fratelli d’Italia perché si mettano anch’essi a disposizione per «creare un nuovo soggetto unitario con tutte le energie disponibili, scegliendo la classe dirigente e le candidature con regole chiare e democratiche» ispirate al metodo delle primarie. In queste ore sul sito del quotidiano Libero è in corso un sondaggio che chiede appunto se Giorgia Meloni deve rifondare o meno An. Finora il risultato è questo: il 67% ha risposto sì, il 33% no. Da parte sua Fratelli d’Italia ha risposto svolgendo un sondaggio interno sullo stesso argomento, dal quale è emerso che i militanti di FdI invece bocciano l’idea di un ritorno di Alleanza Nazionale con una percentuale dell’80 per cento, militanti che preferirebbero continuare sulla strada intrapresa ipotizzando magari aggregazioni con aree politiche omogenee. Quasi un altro 10 per cento degli iscritti e simpatizzanti aderiscono alla proposta di Alemanno, insieme con Fini, Scopelliti e altri. Un altro 10 per cento non risponde dichiarando di non conoscere bene l’argomento. Quello che emerge però con forza dal sondaggio di FdI è che, in caso di progetto alternativo, solo il 10 per cento degli iscritti valutano la possibilità di votarlo. Nessuno dei due sondaggi ha ovviamente un valore scientifico, ma solo indicativo, è bene precisarlo. Sempre secondo il sondaggio di Fratelli d’Italia, i cinque nomi più compatibili con il rilancio della destra sono quelli – rigorosamente in ordine alfabetico – di Crosetto, La Russa, Meloni, Rampelli e Salvini. Da entrambi i sondaggi emerge anche la distanza, ormai conclamata, tra gli elettori della destra e Gianfranco Fini. A questo proposito, dal sondaggio di FdI emerge che la persona più indicata a rilanciare la destra è Giorgia Meloni, mentre la meno indicata è proprio Gianfranco Fini.

Perplessità per il diverso esito dei sondaggi su Alleanza Nazionale

Sul sondaggio di Fratelli d’Italia si registra una presa di posizione  di Marco Cerreto, portavoce di Prima l’Italia nonché componente la direzione nazionale del partito: «Apprendiamo dalla stampa i risultati di un sondaggio “fantasma” che sarebbe circolato negli ambienti degli iscritti Fdi-An, il cui esito sarebbe stato sbandierato come un netto rifiuto della base del partito al ritorno di Alleanza Nazionale. Intendo precisare da componente della direzione nazionale del partito che non solo non mi risulta sia stato commissionato alcun sondaggio ma, al di là dei dubbi sul committente, io come tanti miei colleghi iscritti a Fdi, non ho mai ricevuto nulla», dice Cerreto, che così continua: «Appare del tutto evidente che le modalità con cui sono stati formulati i quesiti risultano forzatamente capziose, oltre che viziate nell’elaborazione, visto che, ad esempio, vengono citate persone che oggi non sono più in politica o non sono iscritte alla Fondazione An. Stesse perplessità le esprimo sulle modalità di somministrazione del sondaggio: perché, ad esempio, non pubblicarlo per una settimana sul sito del partito?». E conclude: «Ancor meno chiare sono le dinamiche con cui sono stati svelati i risultati, che lasciano intendere una volontà di dar vita ad una temeraria strumentalizzazione su un tema così importante in questi giorni che ci separano dalla data dell’assemblea degli iscritti della Fondazione An chiamata a decidere il prossimo 3 ottobre sul ritorno all’impegno politico della fondazione stessa». Infine, il vice presidente della Fondazione Alleanza Nazionale Francesco Biava si dichiara perplesso per il fatto che i due sondaggi in questione diano risultati troppo contrastanti, e si augura che si lanci un coraggioso e nuovo progetto politico non subalterno né a Berlusconi né e Salvini e tantomeno – dice Biava – alla vecchia classe dirigente di An.