Povera Italia, importiamo dall’estero anche i cadaveri a 10mila euro l’uno

Una notizia paradossale e macabra che la dice lunga. Che in Italia di questi tempi manchi tutto soprattutto nel settore della ricerca è noto, ma questa le supera tutte: mancano cadaveri su cui i neurochirurghi possano esercitarsi. I cosiddetti preparati anatomici,specifiche parti di cadavere, il nostro Paese deve importarli quindi dall’estero, sostenendo spesso alti costi. Ecco il tariffario.

I chirurghi lanciano l’“allarme-cadaveri”

Per una testa, che insieme alla colonna occorre per fare training in questa disciplina medica, occorrono ad esempio ben 10mila euro, che potrebbero essere risparmiati con la donazione del corpo per fini scientifici e didattici, che però ancora langue: basti pensare che in una città come Torino la donazione è in media una l’anno. Per questo la Società italiana di neurochirurgia (Sinch) sta pensando a una campagna di sensibilizzazione su questo tema. È questo il dato emerso a margine della conferenza stampa di presentazione del 15esimo meeting della Federazione mondiale delle società di neurochirurgia. «In Italia la donazione del corpo, è ammessa, ma l’acquisizione dei cosiddetti preparati anatomici non è come in altri paesi europei (ad esempio Austria, Spagna), non c’è la cultura della donazione del corpo per fini scientifici e didattici, per questo stiamo pensando a una campagna di sensibilizzazione», ha spiegato Roberto Delfini, past president Sinch e presidente del comitato locale del meeting internazionale. «In totale servirebbero una decina di cadaveri per ciascuno dei 25 centri di specializzazione diffusi sul territorio italiano», ha spiegato l’esperto. In totale, quindi, sarebbero 250. L’alternativa per i neurochirurghi- ha evidenziato Delfini- è andare all’estero dove però oltre a sostenere i costi di iscrizione ai corsi devono sostenere anche quelli di soggiorno, o prepararsi con corsi in centri specializzati che sono obbligati all’acquisto di preparati anatomici.