Poliziotti contro il film di Celestini: fa schifo. La replica del regista

Un giudizio durissimo, quello del sindacato di polizia Coisp, contro il film di Ascanio Celestini Viva la sposa presentato al festival di Venezia. “Il suo film fa schifo, signor Celestini, glielo diciamo senza averlo visto, senza mai aver fatto gli attori, senza mai aver fatto un minuto di regia o di teatro. Il suo film è orrendamente dozzinale e gli attori che lo interpretano non sanno recitare. Eppure noi non siamo attori… la sua opera, scusi il termine un po’ forte, fa cagare… lei recita come un cane e dietro la macchina da presa fa ancora più pena”. Nella parte finale del film, infatti, si fa riferimento ai casi di Giuseppe Uva e Stefano Cucchi, due casi-simbolo di morti sospette di cittadini in mano alle forze dell’ordine. Il regista, attaccato dal Coisp, è stato costretto a rispondere e a spiegare che il suo film non è contro polizia e carabinieri: “Io non denuncio il livello di violenza che c’è nelle caserme, perché non lo conosco, la denuncia casomai dovrebbero farla loro”. “Non sappiamo con esattezza – continua – cosa sia successo in casi come quello di Cucchi o Uva. Non racconto la violenza, non è quello il centro, ma il fatalismo di qualcuno che sta a guardare quello che accade e non trova un’interpretazione, non sa come reagire”. Al centro del film, tutto, o quasi, girato fra i quartieri romani del Quadraro (“il quartiere di mio padre” spiega il regista) e di Morena (dove vive Celestini), c’è Nicola (interpretato dal cineasta), artista che vivacchia esibendosi in feste per bambini, dedito all’alcol, e padre (o così spera) di Salvatore, che ha per madre una prostituta. Un film, a quanto sembra, che sarebbe passato inosservato senza le fiammate polemiche provocate dall’alzata di scudi del Coisp.