Perugia, una mostra racconta i volti dei “Popoli in lotta”

Che volto ha, nel mondo, la lotta per la libertà? Il reporter Fabio Polese lo racconta con la mostra fotografica “Popoli in lotta”, che porta il visitatore attraverso “un mondo di sofferenza, ma anche di orgoglio e – come spiega lo stesso autore – di grandissimo coraggio”.

“Popoli in lotta” per rimanere liberi

La rassegna, che si svolge nella ex Chiesa di S. Maria della Misericordia, in via Oberdan a Perugia fino al 18 settembre, è un viaggio in giro per il mondo tra conflitti dimenticati, misconosciuti, sottovalutati. Soprattutto, è un viaggio tra i volti dei popoli che ne sono protagonisti, aggrappati, spesso da decenni, a una incrollabile volontà di preservare la propria identità e, quindi, rimanere liberi.

Un viaggio intorno al mondo

Si va dalla Birmania, dove è in atto la guerra più lunga al mondo, quella del popolo Karen contro il regime militare, fino all’Irlanda del Nord, dove ancora oggi c’è chi sogna un futuro di libertà. E, ancora, si passa dai campi profughi palestinesi in Libano, dove la tensione tra le diverse fazioni è sempre alta, per arrivare alle manifestazioni che in Thailandia hanno portato all’ultimo colpo di stato nel maggio del 2014.

Lontano dal politicamente corretto

Non c’è ipocrisia o moralismo negli scatti di Polese, che con lo spirito del cronista puro racconta una realtà lontana anni luce dagli stereotipi del politicamente corretto. «Il concetto di “buono” e “cattivo” è molto relativo. Ad esempio – è stata la riflessione di Polese in una recente intervista – è un “cattivo” chi difende il proprio popolo imbracciando le armi come risposta ai soprusi di una dittatura sanguinaria? E ancora, è un “cattivo” chi, cacciato dalla propria terra, sogna un immediato ritorno? In diverse parti del mondo – ha concluso Polese – se non ci fossero quelli che qui ci piace chiamare “cattivi”, i “buoni” non potrebbero neanche sognare una vita normale».