Per 12 ore al videogame. La madre stacca la spina. E il ragazzo si barrica

Videomania. Videoabuso. Gioco patologico. Chiamatelo come vi pare ma i videogiochi, se compulsati oltre misura, soprattutto dai bambini, rischiano di produrre effetti negativi. Se le giornate vengono riempite da videogame, magari chiusi in una stanza, con gli occhi fissi sulla playstation, le dita tamburellanti sullo joystick e il vuoto tutto intorno, il rischio di infilarsi nel tunnel della dipendenza è reale e concreto. Il tempo speso per giocare virtualmente, intensificandosi, toglie spazi  oltre che ad ogni attività fisica, anche ad altre attività, come lo studio per esempio. Stanchezza mentale e visiva sono fattori , come dicono gli esperti, che influiscono di più sul rendimento di un bambino. Ma c’è pure il graduale venir meno dei fattori relazionali, quella tela di rapporti sociali il cui filo va tessuto con costanza, fuori dall’isolamento. Insomma , l’abuso di videogame provoca introversione e si riflette, negativamente, nei rapporti familiari. Non sappiamo se abbia avuto in mente tutte queste cose, la madre che, dopo 12 ore passate a giocare ai videogame, ha staccato la console al figlio di 13 anni.   Dodici ore. Un tempo enorme. E quale è stata la reazione del ragazzo? Imprevedibile. Si è rinchiuso nel bagno, nel silenzio più assoluto. Finché la donna, preoccupata, ha chiamato la polizia. Gli agenti sono riusciti a convincere il ragazzino a riaprire la porta. E’ successo in via Fanti, a Milano. Dopo il litigio con la madre, secondo quanto ha riferito la genitrice, il ragazzino si è chiuso in bagno nel silenzio più assoluto. La donna lo ha chiamato più volte, poi preoccupata ha telefonato alla polizia. E dire che un tempo, quando le tecnologie non erano così sviluppate, il gioco, attività naturale e fondamentale per i bambini, aveva un ruolo insostituibile nella crescita, nell’età evolutiva. E i genitori, chissà perché, riuscivano ad armonizzare i tempi del gioco dei propri figli con altre attività. Senza scomodare J. Piaget, anche oggi, per impedire che il gioco, da educativo, diventi patologico,  basterebbe forse dialogare di più con i ragazzi. E, magari, staccare la spina prima che passino 12 ore.