Pensioni, l’idea di Renzi: uscita anticipata con il ricalcolo contributivo.

Il presidente del Consiglio fa sapere infatti di aver chiesto «a Padoan e a Poletti di individuare un meccanismo per consentire più flessibilità in uscita». Aggiungendo di sperare «che riusciremo a trovare un primo rimedio già con la Stabilità». Dunque è probabile che nei prossimi giorni la questione venga in qualche modo ripresa in considerazione. Difficile però che si possa andare oltre i paletti posti dal ministro dell’Economia e fatti propri pochi giorni fa dallo stesso Renzi, che aveva parlato di una soluzione possibile ma «senza costì per lo Stato». La soluzione senza costi per lo Stato – teoricamente, secondo “Il Messaggero” – si chiama calcolo contributivo dell’intera pensione: una possibilità che penalizza in modo rilevante il lavoratore (la decurtazione del trattamento previdenziale, che dipende dalla carriera del singolo, si aggira sul 15-20 per cento ma può arrivare fino al 30) ma in realtà pone comunque qualche problema finanziario al bilancio pubblico, almeno nell’immediato.

Si parla di un ricalcolo contributivo della pensione in cambio di un ritiro anticipato

Perché come ha fatto notare Padoan rispondendo al question time alla Camera, anche un modesto incremento dei pensionamenti porrebbe aumenterebbe la spesa rispetto a quella programmata, anche se poi le maggiori uscite verrebbero compensate nel corso del tempo. Qualunque intervento sostanziale sui requisiti in vigore rischia di essere interpretato come una marcia indietro e dunque di indebolire la posizione del governo. Pur all’interno di questo perimetro angusto, è comunque intenzione del presidente del Consiglio dare almeno un segnale (il «primo rimedio») nel testo della manovra.

Il primo nodo è quello degli esodati, un disastro creato dalla Fornero e mai risolto.

Il governo, proprio con il ministro dell’Economia, non ha escluso la possibilità di una settima salvaguardia, dopo le sei che hanno già permesso a 120 mila lavoratori di utilizzare (o prenotare) un’uscita anticipata rispetto alle regole attuali. Su questo argomento giovedì saranno ascoltati in Parlamento Padoan e Poletti. C’è poi sul tavolo lo strumento del cosiddetto prestito pensionistico, un’ipotesi definita nel precedente esecutivo dal ministro Giovannini: coloro a cui mancano due o tré anni per maturare i requisiti potrebbero lasciare il lavoro contando su una sorta di anticipazione della pensione, da restituire poi parzialmente attingendo ai trattamenti futuri. Non si tratta però di un meccanismo di flessibilità generalizzata, quanto piuttosto di una soluzione in qualche modo di emergenza per chi non ha molte alternative, perché ha già perso il lavoro o rischia comunque di perderlo e non rientra nelle tutele per gli esodati. Altro dossier che potrebbe essere ripreso in considerazione è la cosiddetta “opzione donna”, ovvero la possibilità per le lavoratrici di andare in pensione dai 57 anni in poi, ma appunto con l’assegno calcolato con il sistema contributivo. Un’interpretazione restrittiva, dettata da preoccupazioni di copertura, limita questa facoltà a coloro che avevano maturato il diritto nel 2014 e accedono alla pensione quest’anno. Il termine potrebbe essere riaperto almeno al 2015, concedendo alle donne una flessibilità effettiva pur se costosa.