Passo indietro della Merkel: norme più restrittive sugli ingressi dei migranti

Il governo tedesco di Angela Merkel ha varato un pacchetto di leggi che modificano in senso restrittivo le norme sul diritto d’asilo ai rifugiati. Tra le misure previste, regole più severe per le espulsioni, velocizzazione delle procedure di valutazione delle richieste, classificazione di Albania, Kosovo e Montenegro come paesi di origine sicuri. Lo riportano i media tedeschi. Il pacchetto prevede anche la sostituzione del contributo giornaliero in denaro con beni materiali. Viene stabilito inoltre che per quest’anno lo stato trasferisca alle Regioni, i Laender, due miliardi di euro per la gestione dell’emergenza. In settimana il documento sarà all’attenzione del Bundestag, il parlamento federale. La previsione è di un’entrata in vigore dal primo novembre, dopo un vaglio anche da parte del Bundesrat, la Camera delle Regioni dove la Grande coalizione della cancelliera Angela Merkel ha però bisogno dell’appoggio dei Verdi.

Dopo il sì della Merkel, espulsioni più facili

Secondo quanto riferito dai media tedeschi, la nuova legge sul diritto d’asilo varata dal governo faciliterà le espulsioni. È prevista la progressiva riduzione dell’assistenza fino alla pura sussistenza per quei rifugiati che, costretti a lasciare il Paese in seguito al respingimento della loro richiesta d’asilo o espulsione in un altro paese europeo, non rispettino la scadenza. In questo caso, non verrà loro comunicata alcuna nuova data e l’espulsione avverrà in maniera coatta. Sul versante dell’integrazione, sarà invece permesso a coloro che hanno avviato la pratica per l’asilo politico e agli altri rifugiati con buone prospettive di permanenza di accedere a corsi di lingua gratuiti e di ottenere contratti di lavoro temporaneo. Il dietrofront della Merkel, che si era spesa in prima persona per una piena politica di accoglienza, è stato dettato dalla rivolta interna della sua coalizione e del suo stesso partito. Accompagnata al calo di consensi segnalato dai sondaggi, la gestione dell’emergenza immigrazione ne mette per la prima volta a dura prova la capacità di leadership. Ora il pacchetto di norme restrittive, per fermare l’emorragia di consensi elettorali e l’ondata migratoria nel Paese.