Olimpiadi 2024: Roma nella cinquina. Il Matteo ridens festeggia, chissà perché

Ottimisti e positivi. E pronti a festeggiare. Perché nella cinquina del Cio c’è pure Roma. Perché  insieme a Parigi, Amburgo, Budapest e Los Angeles anche la città Eterna è da oggi ufficialmente candidata ad ospitare le Olimpiadi del 2024. La lista diramata dal Comitato internazionale olimpico fa felice Matteo ridens e tutti i suoi supporters. Tant’è che fanfare del premier stanno già spargendo la lieta novella. Ottimisti e positivi. È così che li vedrete (facile previsione) a breve e a reti unificate. Ancora abbronzati e con quei denti bianchissimi in primo piano. Matteo ridens e i Montezemolo e i Malagò. E la fantasmagorica Laura Boldrini, che troverà perciò il modo di spiegare a noi stupidotti come l’Olimpiade unisca i popoli ed elimini i confini. E il sornione Pietro Grasso che non perderà per nulla al mondo l’occasione della prima fila. E tutti gli altri. Tutti quelli che sotto ogni bandiera e con ogni governo trovano sempre un posto adeguato alla personale bisogna. Ottimisti e positivi. Perché se i soldi non ci sono si troveranno. Perché Roma e l’Italia meritano. Del resto, il mantra renziano della crisi alle spalle non può che avere questo logico ed unico svolgimento. Almeno sino alle prossime elezioni. Ottimisti e positivi. Anche perché loro Roma la percorrono con autista e scorta e, a volte, staffetta. La solcano o la sorvolano a velocità sostenuta. Non vedono le code né sentono le imprecazioni alle fermate degli autobus che non arrivano mai. E neppure le proteste e le resse e il sudore nelle stazioni superaffollate della metropolitana. Ottimisti e positivi. Perché la sporcizia, l’incuria, il degrado di interi quartieri non li lambisce e neppure il buio della notte li preoccupa. Loro Roma la vivono alle prime cinematografiche o alle cene di rappresentanza. Perciò l’Olimpiade c’è, ci dev’essere, ci sarà. Nonostante la corruzione. Nonostante le infiltrazioni criminali. Perchè grazie ad Ignazio Marino il futuro della Capitale è già bello e compromesso. E perchè, nonostante il primo cittadino si senta tanto amerikano, Roma non è Boston. A Roma infatti non ci sarà mai nessun sindaco che, come ha fatto con grande senso civico Martin Walsh, si rifiuti di ipotecare il futuro dei suoi concittadini. Neppure per ospitare i Giochi Olimpici.