Con Obama è finito lo strapotere americano. Putin ha vinto sulla Siria

«Obama, Putin, Rouhani, Xi Jinping. Ognuno per la sua strada. Questa giornata di discorsi e incontri all’Onu è il trionfo del mondo senza più leadership del quale parliamo da tempo. È una prospettiva abbastanza spaventosa. Lo è sicuramente per l’America che subisce una sconfitta bruciante, ma le conseguenze più pesanti le pagherà l’Europa perché in questa situazione il flusso dei rifugiati in fuga dal Medio Oriente in fiamme non potrà che aumentare. Oggi vince Putin, un vero trionfo geopolitico il suo. Ma alla lunga anche lui pagherà «Il trionfo dello Zar divide l’Occidente e fa dimenticare la crisi ucraina» un prezzo molto alto». Grande analista dei rischi internazionali, lan Bremmer da tempo giudica una pericolosa involuzione quello che sta avvenendo in Siria e nelle regioni circostanti. Di giudizi allarmati il saggista fondatore e capo di Eurasia ne ha già formulati tanti, ma stavolta Bremmer è tranchant addirittura un’ora prima del vertice Obama-Putin nel quale molti hanno riposto le speranze per la ripresa di un dialogo costruttivo.

All’ONU è andata in onda la fine della supremazia americana: Obama si è piegato a Putin

Certo, Putin che si presenta a New York dopo aver fatto un accordo sull’intelligence con Teheran, il regime siriano di Assad e anche l’Iraq fino a ieri occupato dagli Usa, è roba difficile da digerire per Obama. Che, però, dal podio dell’assemblea generale ha detto di essere pronto a collaborare anche con Mosca e Teheran nella gestione della crisi siriana. «Vero – spiega Bremmer a “Il Corriere della Sera” – ma ha anche ribadito che non accetterà soluzioni che prevedono la permanenza di Assad al potere a Damasco: una posizione comprensibile alla luce di quello che la Casa Bianca ha detto in passato del massacratore siriano. Ma Putin non molla il suo alleato, oggettivamente molto rafforzato dall’arrivo di forze militari russe nel Paese. Non vedo come, in queste condizioni, si possa definire una vera strategia comune. Si andrà avanti in ordine sparso con intese legate soprattutto alla necessità di evitare incidenti. D’altra parte gli americani hanno lasciato un vuoto in Medio Oriente, e ora Putin lo occupa spiegando che, se non lo fa lui, in quel buco si infilerà l’Isis».

Gli americani hanno lasciato un vuoto in Medio Oriente, e ora Putin lo occupa

All’Onu Obama ha rivendicato il ruolo costruttivo degli Usa, ha sostenuto che Washington in un mondo interconnesso non può fare da sola, che conviene a tutti cooperare. Ha parlato di una storia che è piena di dittatori che sembravano invincibili e sono invece crollati. «Sul piano dei valori ha le sue ragioni, ma dal punto di vista strategico la situazione è chiara: nel momento in cui ha deciso che le sue priorità sono l’accordo nucleare con l’Iran e la lotta contro l’Isis, Obama ha reso inevitabile il rafforzamento di Mosca e Teheran. Che ne approfittano: i russi costruendo un dispositivo militare in Siria, gli ayatollah aumentando la presa. Certo, quando cominceranno a tornare indietro cadaveri di soldati nelle buste di plastica… E poi la controffensiva di Assad, che sicuramente ci sarà e sarà sanguinosa, agevolerà ancora di più il reclutamento di volontari da tutto il mondo, pronti a combattere per lo Stato islamico: guai per l’Occidente, ma soprattutto per la Russia, vulnerabile nelle sue regioni a maggioranza musulmana. Per adesso però, Putin si gode il suo trionfo». Addirittura trionfo! «E come lo vuole chiamare? Aumenta la sua influenza in Medio Oriente e comincia a dividere gli alleati europei degli Usa, alcuni favorevoli a chiudere un occhio su Assad. Ha pure fatto scivolare in secondo piano la crisi ucraina».