Nobuo Fujita, l’intrepido pilota che sfidò gli Usa bombardando l’Oregon

C’è un episodio nella storia della Seconda Guerra Mondiale che non viene mai né ricordato né celebrato: fu quando gli Stati Uniti vennero bombardati a casa loro, in Oregon, da un eroico pilota della Marina imperiale giapponese, Nobuo Fujita, il cui nome è conosciuto solo in Giappone e nella cittadina che colpì quel 9 settembre 1942, e nella quale ritornò nel 1962 su invito del presidente John Kennedy. Ma andiamo con ordine. Nella storia della Seconda Guerra Mondiale si attribuisce la vittoria alleata al fatto che gli Stati Uniti, per la loro posizione geografica non potevano essere attaccati direttamente dall’Asse, come invece accadde all’Inghilterra e agli altri Paesi. Gli Usa furono colpiti solo alla loro periferia, come nel Pacifico, dove subirono pesantissime perdite. Sull’Atlantico agirono gli U-Boot tedeschi, che per la verità si avvicinarono moltissimo a New York e Boston, dai cui porti si vedevano i combattimenti tra le navi occhio nudo. Ci fu poi il progetto di Italo Balbo di arrivare con gli idrovolanti sopra New York e lasciare volantini di propaganda, progetto poi abbandonato per difficoltà tecniche di vario tipo. Nobuo Fujita invece riuscì a bombardare il territorio continentale nordamericano, e fu l’unico che lo fece. Ecco come andò. In occasione dell’attacco di Pearl Harbor, il 7 dicembre 1942, Fujita era inarcato sul sommergibile oceanico I-25. Nei mesi successivi continuò a pattugliare le coste americane insieme con altri otto sommergibili oceanici, attaccanti numerose unità navali della marina statunitense. Nei mesi successivi l’unità di Fujita fu impegnata in ricognizioni in Australia, Nuova Zelanda e Alaska. Successivamente lo stesso Fujita propose al comando imperiale di bombardare le città americane con idrovolanti operanti dai sommergibili. L’idea fu subito approvata, e la mattina del 9 settembre 1942 il sommergibile emerse nel mare antistante il confine tra California e Oregon,  proprio davanti la città di Brookings.

In seguito Nobuo Fujita fu invitato negli Usa da Kennedy

Il sommergibile lanciò l’idrovolante Yokosuka E14Y, nome in codice alleato “Glen”, pilotato da Fujita insieme con il navigatore Okuda Shoji, con a bordo due bombe contenenti 520 elementi incendiari. Fujita scaricò la prima bomba sulla cresta del Monte Emily, causando un incendio, e la seconda a dieci chilometri di distanza, nel parco nazionale Siskiyou, a 16 chilometri dalla città di Brookings. Gli incendi furono subito spenti dalla Guardia forestale dell’Oregon, per giunta in modo molto semplice perché la notte precedente era piovuto. L’idrovolante giapponese era stato notato dall’osservatorio antincendi del monte Emily, ma non lo si era riconosciuto come nipponico a causa della nebbia. Tre settimane dopo, il 29 settembre, Fujita effettuò una nuova incursione sganciando alcune bombe su Port Orford,e riferendo di aver visto il funk di incendi. La circostanza però venne smentita dalle autorità americane. Il maltempo fece desistere i giapponesi dall’effettuare ulteriori incursioni, e proseguì la guerra nei mari, attaccando con successo alcune navi della flotta Usa. Al suo ritorno in patria Fujita fu accolto con grandi onori e considerato un eroe nazionale. Nel 1944 fu trasferito all’addestramento dei coraggiosi kamikaze. Al termine della guerra, aprì un negozio di ferramenta. Ma, come si diceva, l’avventura non era ancora finita. La cittadina di Brookings, con l’intervento del presidente Kennedy, invitò Fujita in Oregon, dove fu trattato con grande simpatia e addirittura fu fatto volare sopra i luoghi che aveva bombardato. Commosso, per riconoscenza Fujita regalò alla popolazione la sua Katana di famiglia, antica di 400 anni, spada che è esposta ancora oggi nel locale museo. Nel 1992 Fujita piantò simbolicamente un albero sul luogo del bombardamento e Brookings gli concesse la cittadinanza onoraria. Morì nel 1997 e l’anno dopo la figlia sparse le sue ceneri in terra statunitense, sulla cresta del monte Emily.