Netturbini infuriati: «L’ Ama non si tocca». E Roma sarà travolta dai rifiuti

Roma sempre più sporca. Ci volevano le corrispondenze del Daily Mail, della Reuters e del New York Times per far conoscere al mondo intero  il degrado e la sporcizia della Capitale nell’era Marino. Strade sporche oltre l’inversomile, topi che scorrazzano indisturbati in pieno centro, cassonetti  stracolmi, cumuli di spazzatura che abbondano in ogni angolo della Capitale.  Travolto da scandali, commissariamenti e polemiche, per Marino i guai non sono finiti. Ora deve fare i conti anche con la protesta dei netturbini. La sua decisione di voler assegnare ai privati  la pulizia di almeno due  municipi non è sfuggita ai sindacati, che hanno letto nella mossa del sindaco l’intenzione di una privatizzatizzazione  dell’Ama. Un progetto che i netturbini hanno subito bocciato. E sfidando Marino hanno annunciato lo sciopero.

Netturbini in sit in al Campidoglio

Il “la” è partito lunedì durante il sit in di protesta davanti al Campidoglio. Sindacati e dipendenti dell’Ama sono scesi in piazza contro il progetto del sindaco di voler privatizzare lo spazzamento del dieci per cento delle strade di Roma. La manifestazione, promossa da diverse organizzazioni sindacali, è stata scandita anche da diversi cori di insulti contro il sindaco Marino e dallo scoppio di una bomba carta. Gli operatori che si occupano della pulizia della città, hanno rimproverato al primo cittadino, al suon di “vergogna, vergogna”, di voler “privatizzare il servizio”. “Per una piazza pulita – c’era scritto in uno dei cartelloni – differenziamo sempre senza svenderci mai”. «Se entro la fine del mese – hanno annunciato sotto Palazzo Senatorio – non ci saranno cambiamenti avvieremo la mobilitazione con uno sciopero che creerà disagi ai cittadini ma la colpa sarà solo di Marino». Il segretario generale della Fp Cgil Roma e Lazio Natale Di Cola ha puntato il dito contro le inefficienze di Marino: «Sarebbe piuttosto interessante notare come, proprio alla riapertura delle scuole e con i flussi in aumento, la città ritorni in affanno. Le ragioni le abbiamo spiegate nelle nostre denunce estive: disorganizzazione, problemi logistici, cattiva organizzazione del lavoro. Invece di continuare a frazionare Ama e di proseguire con la privatizzazione strisciante chiediamo di continuare il percorso di rilancio. Ama è un patrimonio dei romani che va valorizzato e reso efficiente, non svenduto».