“Nessuna croce manca”: il nuovo libro di Angelo Mellone sulla destra che fu

In una Taranto fine anni Ottanta, tutta ruggine e ossa, quattro liceali scoprono la politica a destra. C’è ancora il Movimento sociale italiano, un fuoco fatuo, più che un partito, ma da ragazzi, si sa, non si guarda troppo per il sottile e spesso fare politica è più una febbre a quaranta che un ragionamento: di solito ci pensa il tempo a curarla, eccezion fatta per i malati di professione.

Un libro sulla destra che non c’è e su quello che davvero fu il MSI prima e AN poi

Del resto, il Msi dell’epoca è a basso tasso di carrierismo: conta poco o nulla nel panorama nazionale, è tenuto ai margini della cosiddetta società civile, si crogiola in un neo o post fascismo velleitario e a suo modo romantico, una nostalgia rimasticata, insomma, che sembra preservare i suoi adepti da ogni lusinga del potere. Tutt’al più, per i professionisti di cui sopra, è ancora possibile qualche interstizio della politica politicante, dalle circoscrizioni ai comuni, dalle province alle regioni, al parlamento nazionale, la piccola greppia della partitocrazia dove alla fine c’è posto per tutti, impresentabili compresi.

Illusione e disillusione di un mondo che oggi è disorientato e disperso in mille rivoli

“Nessuna croce manca”, di Angelo Mellone (Baldini&Castoldi editore, 320 pagine, 16 euro), è una sorta di educazione sentimentale e politica – si legge su “il Giornale” – di una generazione dove la forma romanzesca non nasconde la componente autobiografica. La descrizione fisica di uno dei protagonisti, Dindo, richiama quella del suo autore, così come il cognome, Morrone, è una variante di quello originale. Al netto di giudizi, anche il percorso intellettuale è simile: responsabile dei Progetti innovativi di Rai Uno, docente alla Luiss, autore di saggi e di opere teatrali, a vent’anni Mellone era come il suo Morrone, precario e dottorando, e vent’anni dopo l’uno può rispecchiarsi nel successo dell’altro e probabilmente anche nella medesima disillusione.