Nel partito di Alfano non si capisce più nulla. Renzi: loro nel Pd? Meglio di no

Nel partitino di Angelino Alfano – destinato all’azzeramento al Senato se passa la legge elettorale così come la vuole Renzi – i malumori crescono di giorno in giorno e di ora in ora. Tanto più che Matteo Renzi ha snobbato gli alleati sottolineando che a prenderseli nel Pd non ci pensa proprio: “Se sono nell’Ncd – ha detto nel salotto tv di Lilli Gruber – li vedrà alle elezioni come Ncd. Ognuno alle elezioni si candida col partito suo, già nel Pd, dove siamo tanti, abbiamo problemi: figuriamoci se chiamiamo altri. Il Pd porterà quelli del Pd, Ncd quelli di Ncd, Forza Italia quelli di Forza Italia”. E Alfano prende tempo, consapevole che prima di prendere decisioni sulle alleanze è il caso di far valere il peso del suo partito nella trattativa sulla legge elettorale: “Alle prossime elezioni amministrative valuteremo con chi allearci in base ai programmi, città per città”.

Alfano non sa che fare: chi vuole andare a destra e chi a sinistra

E’ la vecchia, antichissima strategia dell’ago della bilancia che condanna i partitini di centro all’irrilevanza sul territorio e li destina a contare qualcosa solo nei giochi di palazzo. Alfano lo sa e ha scelto consapevolmente questa strada.  Beatrice Lorenzin tende la mano ai renziani e propone per le amministrative uno schema di alleanze simile a quello sperimentato al governo,uniti al Pd cioè,ma sulla base delle cose da fare. Una netta chiusura nei confronti del centrodestra da ricostruire mentre va avanti, in direzione opposta, il pressing di chi, come Maurizio Lupi, intende invece rimettere insieme Ncd, Lega e Forza Italia per riconquistare la città di Milano. A riprova della sua “buona volontà” ha rinunciato a candidarsi a sindaco di Milano (opzione in realtà già debolissima in partenza) e ha lanciato la sua mozione degli affetti: “Tutti noi, insieme a Berlusconi e Salvini, abbiamo oggi la grande responsabilità di permettere al centrodestra di rilanciarsi”. E Nunzia De Girolamo in un tweet confessa il suo disappunto: “Lupi pro-centrodestra, Lorenzin pro-centrosinistra: sembra “Lascia o raddoppia”. Ma non è un gioco, infatti io lascio!”.

Pressing di Salvini sugli azzurri di FI

Rilanciare il centrodestra è il mantra di queste settimane, ma in quale direzione? Sul punto Salvini bussa ancora metaforicamente alla porta di Forza Italia. Le porte della Lega – afferma – “sono spalancate ma decidano cosa vogliono fare. Non si può stare con Renzi un giorno e con Salvini un giorno dopo”.