«Sono nato mussoliniano e così morirò». Ricordo del cronista Polverelli

Gaetano Polverelli, della stessa generazione di Benito Mussolini a cui fu vicino sin da prima della Marcia su Roma, non è tra oggi gli esponenti fascisti di maggior spicco, ma fu certamente uno dei più coerenti, e inoltre contribuì al consenso fascista con alcune misure che, se oggi fanno sorridere, per quei tempi erano assolutamente adeguate. Fu lui, infatti, l’inventore delle famose o famigerate “veline”, ossia le direttive emanate dal governo nei confronti della stampa, del teatro, dei libri, e così via. Sapeva quello di cui parlava, perché era un giornalista, prima dell’Avanti! e poi del Popolo d’Italia, nonché tra i fondatori del Fascio di Roma e gerarca di Camerino. Era originario infatti di Visso, nelle Marche. Successivamente fu capufficio stampa di Mussolini e del ministero degli Esteri, e poi deputato per quattro legislature. In seguito divenne sottosegretario di Stato e ministro della Cultura popolare (il famoso Minculpop) nell’ultimo governo Mussolini. Tra l’altro, fu fu segretario del Sindacato romano giornalisti fascisti e del Sindacato interprovinciale fascista giornalisti, membro della Commissione superiore per la Stampa, presidente dell’Associazione Stampa Romana. Insomma, uno del mestiere.

Polverelli votò contro Grandi e aderì alla Repubblica Sociale Italiana

Quando nacque la Repubblica Sociale Italia, vi aderì immediatamente, con le famose parole «sono nato mussoliniano e morirò mussoliniano», dette quando votò contro l’ordine del giorno Grandi il 25 luglio del 1943 alla seduta del Gran Consiglio del Fascismo. I rapporti tra Polverelli e la stampa, anche quella fascista, non furono mai idilliaci, né con il segretario del Pnf Achille Starace né col direttore dell’Agenzia Stefani, Manlio Morgagni, che lo accusavano di voler limitare la libertà di stampa. Totalmente d’accordo, però la sua direttive del 1932, famosa, merita di esser ricordata e merita che su essa si rifletta. Riguardava la cronaca nera, i delitti più efferati e morbosi, i fatti urenti, che oggi tanto eccitano i mass media. Polverelli intimò di limitare i resoconti relativi, magari con titoli a due colonne e comunque non vistosi. Polverelli odiava in particolare, e lo scrisse, le notizie allarmistiche, catastrofiche, deprimenti, perché ci doveva essere fiducia sempre, nella vita e nel governo. Famoso anche il suo sequestro dell’antologia Americana, diretta da Elio Vittorini, che aveva peraltro superato il vaglio di Pavolini e che era di fatto diventato un testo sacro dell’antifascismo. Polverelli la fece sequestrare in men che non si dica. Non sappiamo molto delle sue attività dopo la guerra, né se fu processato. La morte lo colse ad Anzio, in provincia di Roma, il 17 settembre del 1960.