Protesta sui gommoni da spiaggia: siamo italiani, meglio se ci aiuta l’Isis

Napoli, ingegnosa protesta sui gommoni e in stile Isis. Proprio così, un gruppo di dipendenti del Consorzio Unico di Bacino, società che si occupa del settore rifiuti, si è infilato cappucci neri in testa; si è armato di gommoni sa spiaggia e ha impugnato una bandiera nera su cui svettava disperata la scritta Isiss, acronimo di «Io sono italiano senza stipendio».

Protesta in stile Isis

Quando la disperazione stuzzica la fantasia: è proprio il caso di dirlo in merito alla provocatoria manifestazione di protesta sui gommoni, organizzata da un nutrito gruppo di disoccupati che, per rivendicare il proprio diritto al lavoro e denunciare una situazione di evidente disparità tra i migranti sostentati dallo Stato, e i disoccupati abbandonati dallo stesso al loro destino, hanno pensato di ricorere alla parodia. Alla provocazione ironica: quando non ci sono più parole, l’unica arma di protesta che resta è quella del grottesco eretto a emblema di disperazione. Così, una cinquantina di napoletani senza occupazione, addetti a un settore che di lavoro, a Napoli, ne offrirebbe eccome, scendono in piazza e fanno il verso ai simboli dello Stato Islamico, arrivando a chiedere davanti la Prefettura (dove erano in programma anche audizioni della Commissione Parlamentare Antimafia, ndr), lo stesso trattamento che viene riservato agli immigrati che giungono in Italia dalla sponda sud del Mediterraneo.

Rifiuti e disperazione

Una inusuale protesta sui gommoni. Una trovata divertente, ma ad alto tasso polemico, della quale i dieretti interessati si sono perciò sbrigati a spiegare genesi e intenti. «Nessuno osi accostare questa manifestazione di protesta sui gommoni a fenomeni di razzismo – ha prontamente tenuto a precisare Vincenzo Guidotti, del Sindacato Azzurro – in quanto si richiede di avere almeno l’assistenza paritetica dei nostri fratelli africani migranti, e per farlo saremo costretti anche a richiedere la cittadinanza ai loro stati pur di potere sopravvivere». Guidotti, infatti, ha denunciato una drammatica realtà: quella subita da troppo tempo dai lavoratori, migliaia in tutta la Campania, «senza stipendio per periodi che vanno dai 3 ai 50 mesi; 121 sono stati illegittimamente licenziati, ed altri 1500 sono in mobilità pubblica senza percepire la dovuta indennità dell’80% dello stipendio, che dovrebbero pagare i Comuni». Questa manifestazione, ha sottolineato allora il sindacalista, «è solo una seriosa rappresentazione tragicomica di un dramma umano che qui ha già visto 5 suicidi, 134 morti per cancro e migliaia di famiglie ridotte alla fame, a cui la malavita organizzata e la politica ha sottratto lavoro e dignità. Gente – ha poi concluso Guidotti – che ha lavorato in discariche colme di rifiuti tossici, come hanno riferito i collaboratori di giustizia, e che ora si vedono trattati in questo modo»…